Spesa sanitaria malattie croniche

I dati riportati nel Rapporto Osservasalute 2018 ci dicono che viviamo più a lungo, ma non in buona salute, a causa delle malattie croniche. Approfondiamo insieme. Intro. 

L’aspettativa di vita nel nostro Paese è aumentata in modo considerevole negli ultimi decenni, mentre è diminuita la percentuale di morti premature.

Un dato molto positivo, ma non del tutto.

Infatti, come sottolinea il 16mo Rapporto Osservasalute 2018 pubblicato lo scorso 8 maggio 2019, si vive più a lungo, ma non è migliorata la qualità della vita.

Purtroppo, le nostre cattive abitudini – fumo, alcool, alimentazione errata, sedentarietà, scarsa propensione alla prevenzione – sono dure a morire.

Come si legge nell’introduzione al Rapporto

“Le condizione di salute degli italiani si mantengono buone in termini di sopravvivenza, ma non migliorano le condizioni patologiche per le quali è forte il ruolo della prevenzione e degli stili di vita. In particolare, andamenti non positivi si riscontrano per alcune patologie tumorali causate dalle abitudini al fumo, dalla condizione di obesità e dalla scarsa adesione ai programmi di screening.”

Approfondiamo insieme.

Viviamo più a lungo, ma non in buona salute

La sintesi ricavabile dai dati riportati nel Rapporto Osservasalute 2018 è molto semplice: viviamo più a lungo, ma non in buona salute.

Insomma, la speranza di vita tende ad aumentare con il passare degli anni, ma questo si traduce in una quantità maggiore di anni da trascorrere in “compagnia” di malattie croniche debilitanti.

Le malattie non trasmissibili, quindi cardiovascolari, respiratorie, reumatiche, metaboliche (diabete, ipertensione), tumorali, sono sempre più diffuse nella popolazione italiana, che, lo ricordiamo, invecchia in modo molto rapido.

Siamo, infatti, uno dei popoli più longevi del mondo, ma anche uno di quelli con il più basso tasso di natalità.

Questi due dati – la diffusione delle malattie croniche e l’invecchiamento della popolazione – producono una situazione di grave difficoltà per il Servizio Sanitario Nazionale, che deve affrontare costi ingenti a fronte di una progressiva riduzione degli investimenti da parte del governo centrale.

In poche parole, spendiamo più di prima con minori risorse, anche umane.

Eloquente, anche da questo punto di vista, l’analisi contenuta nel Rapporto:

“Questa dimensione della cronicità mette a rischio il sistema di tutela statale del nostro Paese che non è adeguato al nuovo bisogno di salute della popolazione. La direzione verso cui si dovrebbe tendere passa, inevitabilmente, dal potenziamento dei servizi extra ospedalieri, ossia dalla cosiddetta “primary care”, ed è legato alle risorse messe a disposizione per tale obiettivo.”

Stando alle stime, circa l’80% della spesa sanitaria è causata dalle malattie croniche.

Malattie croniche: l’obiettivo non è la guarigione, ma il miglioramento della qualità della vita

Un importante passaggio contenuto nel Rapporto è il seguente:

“Al fine di scegliere i modelli organizzativi più adeguati per rispondere a questo cambiamento inevitabile è importante tenere in considerazione che gli obiettivi di cura dei pazienti con cronicità, non potendo essere rivolti alla guarigione, sono finalizzati al miglioramento del quadro clinico e dello stato funzionale, alla minimizzazione della sintomatologia, alla prevenzione della disabilità e al miglioramento della qualità di vita.”

Cosa vuol dire?

Che le malattie croniche, come suggerisce il termine, accompagnano l’individuo dalla prima apparizione fino al decesso (si può vivere anche 100 anni, sia ben inteso).

Questo vuol dire che i medici e le strutture sanitarie possono solo provare a minimizzare i sintomi e gli scompensi che essere provocano, ma non possono farle sparire.

L’obiettivo, quindi, non è la guarigione, ma il miglioramento della qualità della vita e, cinicamente, la riduzione del costo sociale derivante dalla diffusione della cronicità nella popolazione.

In poche parole, si cerca di far stare meglio i pazienti per ridurre le spese mediche a carico dello Stato.

Il problema della politerapia

Un altro problema segnalato nel Rapporto è la natura delle malattie croniche, che possono colpire più volte lo stesso individuo.

Ad esempio, un soggetto può soffrire di diabete e di problemi cardiovascolari.

Questo richiede un trattamento medico e farmacologico più ampio, quella che tecnicamente viene chiamata politerapia.

Il medico di medicina generale si trova, così, ad affrontare pazienti dalla gestione più complessa, a causa della multicronicità che li costringe a rivolgersi a più specialisti e, allo stesso tempo, al proprio medico di base.

L’importanza della prevenzione per la riduzione del problema

Abbiamo sottolineato come le malattie croniche consentano il loro trattamento ma non la loro guarigione, una volta apparsi i primi sintomi.

Però, si può provare a evitare la loro apparizione attraverso una accurata fase di prevenzione che passa anche e soprattutto dal miglioramento del nostro stile di vita.

Malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie e diabete sono responsabili del 91% delle morti premature dovute alle malattie non trasmissibili.

Purtroppo, le nostre abitudini sbagliate aumentano in modo considerevole il rischio.

Ecco perché le linee guida dell’OMS e del Ministero della Sanità italiana prevedono misure preventive per ridurre sensibilmente la diffusione delle malattie croniche nel Mondo e nel nostro Paese.

Come?

Attraverso un mix di azioni, che comprendono la tassazione (del fumo, ad esempio), la regolamentazione della pubblicità e la riduzione della disponibilità di prodotti dannosi per la salute dei cittadini.

Gli obiettivi prefissati sono i seguenti:

  • riduzione dell’uso dannoso di alcol;
  • riduzione dell’inattività fisica;
  • riduzione dell’uso incongruo di sale e di zuccheri;
  • riduzione del fumo;
  • riduzione della pressione elevata, del diabete, dell’obesità e del sovrappeso;
  • riduzione dei fattori di inquinamento ambientali e domestici.

Si aspira a raggiungere una riduzione del 25% della mortalità precoce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche entro il 2025.

Per approfondire, ti consigliamo di consultare il Piano d’Azione Globale dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili 2013 – 2020.

Gli effetti positivi della prevenzione sulle casse dello Stato

Un altro obiettivo, non meno importante, è la riduzione della spesa sanitaria per il trattamento delle malattie croniche.

“È stato calcolato che per 1$ investito negli interventi comprovati per le NCDs è possibile ottenere, entro il 2030, un “guadagno” di 7$ derivante da migliori condizioni di salute, ridotta morbilità, invalidità e morte prematura.”

Investire nella prevenzione, quindi, è un win win: si migliorano le condizioni di salute dei cittadini e si ottiene una riduzione significativa dei costi sociali da sostenere.

Fondo Asim

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.