malattie croniche

I dati disponibili illustrano uno scenario desolante: le malattie croniche rappresentano le principali cause di malessere al mondo. Approfondiamo insieme. Intro. 

Le malattie croniche non trasmissibili, come le malattie cardiovascolari, il cancro, le malattie respiratorie croniche e il diabete, rappresentano le principali cause di disabilità, cattiva salute, pensionamento correlato alla salute e morte prematura in Europa e nel Mondo.

Questo si traduce in costi sociali ed economici molto elevati.

Stando a quanto raccolto dall’OCSE – l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – ogni anno si registrano circa 550.000 decessi di persone in età lavorativa a causa di malattie croniche, solo in Europa.

A livello mondiale, i numeri sono ancora più preoccupanti.

Dal punto di vista pubblico, quindi relativamente alle spese sanitarie che i Paesi devono sostenere, si stima un costo di circa 115 miliardi di euro, pari allo 0,8% del PIL annuo.

Si tratta di risorse che, in presenza di abitudini comportamentali adeguate, potrebbero ridursi sensibilmente o essere impiegate in altri ambiti sanitari, migliorando il servizio.

Il nostro stile di vita condiziona pesantemente i fattori di rischio legati alle malattie croniche, e i dati fino ad ora indicati segnalano un problema evidente: dobbiamo migliorare la qualità della nostra vita, cambiando abitudini nocive.

Vediamo insieme alcuni dati a supporto di questa sintesi.

Malattie croniche: obiettivi e piano d’azione

Come si può leggere nel “Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili 2013-2020”, l’obiettivo dichiarato è il seguente:

“Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbilità, mortalità e disabilità dovuto alle malattie non trasmissibili attraverso la collaborazione e la cooperazione multisettoriale a livello nazionale, regionale e mondiale, affinché le popolazioni raggiungano i più elevati standard possibili in termini di salute e produttività a ogni età, e tali malattie non costituiscano più un ostacolo per il benessere o lo sviluppo socioeconomico.”

Gli obiettivi prefissati sono i seguenti:

  1. Riduzione del 25% della mortalità totale dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o patologie respiratorie croniche;
  2. Riduzione pari almeno al 10% del consumo di alcol;
  3. Riduzione del 10% della prevalenza dell’insufficiente attività fisica;
  4. Riduzione del 30% del consumo medio di sale/sodio nella popolazione;
  5. Riduzione del 30% del consumo di tabacco nelle persone di età pari o superiore ai 15 anni;
  6. Riduzione del 25% dell’ipertensione;
  7. Arresto della progressione del diabete e dell’obesità;
  8. Almeno il 50% delle persone che ne hanno i requisiti deve ricevere una adeguata terapia farmacologica e counselling per la prevenzione dell’infarto e dell’ictus;
  9. Garantire la disponibilità dell’80% delle tecnologie di base e dei farmaci essenziali economicamente accessibili, generici inclusi, necessari per il trattamento delle principali malattie non trasmissibili, nelle strutture pubbliche e private.

Decessi per malattie croniche non trasmissibili nel mondo e in Europa

Secondo le stime dell’OMS, nel 2016 ben 41 milioni di decessi su 57 totali (pari al 71%) sono stati causati da malattie non trasmissibili.

La maggioranza di queste morti sono state causate dalle quattro malattie croniche non trasmissibili principali, ovvero:

  • malattie cardiovascolari: 17,9 milioni di morti, Il 44% del totale;
  • cancro: 9,0 milioni di morti, 22% del totale;
  • malattie respiratorie croniche: 3,8 milioni di morti, 9% del totale;
  • diabete: 1,6 milioni di morti, 4% del totale.

Limitandosi all’Europa, i dati non sono più rincuoranti.

carico di malattia malattie croniche

Come si può leggere in questi dati relativi al 2005, il 77% del carico di malattia e l’86% dei decessi è frutto di malattie croniche.

Le proiezioni dell’OMS, purtroppo catastrofiche, indicano un numero totale annuo potenziale di decessi dovuti alle malattie non trasmissibili pari a 55 milioni entro il 2030, ovviamente se non si cambia rotta.

Differenze tra Paesi a basso, medio e alto reddito

Molto interessante è anche il dato di natura socio-economica, secondo il quale, nel 2008, l’80% di tutti decessi dovuti alle malattie non trasmissibili si è verificato nei paesi a basso e medio reddito, nei quali la proporzione di decessi precoci – ovvero di soggetti di età inferiore ai 70 anni – è più elevata rispetto ai paesi ad alto reddito, con un 48% contro il 26%.

Statistic: Leading 20 countries based on probability of mortality due to non-communicable diseases between ages 30 to 70 in 2016 | Statista

Insomma, stando a questi dati, risulta evidente che la componente socio economica – con tutto quello che questo comporta in termini di qualità della vita, istruzione, alimentazione, prevenzione, accesso a cure di qualità, e così via – fa la differenza.

Il costo del piano d’azione è un investimento ad alto rendimento

L’attuazione delle misure previste dal piano d’azione comporta dei costi in termini di spesa sanitaria corrente, ovviamente, che variano di Paese in Paese: dal 4% per i paesi a basso reddito fino a meno dell’1% per i paesi a reddito medio-alto e alto, passando per il 2,5% nei paesi a medio reddito.

Questa spesa è, però, da considerarsi a tutti gli effetti un investimento ad alto rendimento.

È riconosciuto che investire in programmi di prevenzione per ridurre le malattie croniche abbia ritorni positivi, anche solo da un mero punto di vista economico.

L’assenza, invece, di azioni avrebbe effetti nefasti per le economie mondiali.

Si stima, infatti, che “la perdita cumulativa di produttività riconducibile alle quattro principali malattie non trasmissibili e ai disturbi mentali è stimata in 47.000 miliardi di dollari USA. Tale mancata produttività rappresenta il 75% del PIL globale riferito al 2010 (63.000 miliardi di dollari USA)”.

Coesistenza di più malattie croniche nello stesso soggetto

Le malattie croniche non trasmissibili tendono a colpire soggetti già affetti da una delle patologie che rientra in questa categoria.

Cosa vuol dire?

Ad esempio, capita molto di frequente che una persona con il diabete abbia anche problemi di ipertensione.

Almeno il 35% degli uomini al di sopra dei 60 anni presenta due o più malattie croniche, con la elevata possibilità che la situazione di salute si aggravi con l’avanzare dell’età.

Correlazione tra salute fisica e mentale

Un altro dato molto utile da segnalare è la correlazione, provata e dimostrata, tra salute fisica e mentale, entrambe legate a fattori come:

  • situazioni abitative degradate;
  • alimentazione povera e di bassa qualità;
  • scarsa istruzione;
  • consumo di alcol.

Ad esempio, è molto più frequente che la depressione colpisca persone affette già da malattie fisiche, con una prevalenza che può arrivare fino al 33% nelle persone affette da tumori, al 29% fra gli ipertesi e al 27% fra i diabetici.

Conclusioni

Lo scenario descritto è desolante, ce ne rendiamo conto, ma non è altro che la rappresentazione più fedele della realtà.

La popolazione mondiale invecchia, l’aspettativa di vita va sempre aumentando, ma tutto questo non coincide sempre con un miglioramento netto delle condizioni di vita.

Sempre più persone sono colpite da malattie croniche non trasmissibili, che influenzano in modo evidente la qualità della vita, costringendoci ad accedere a cure mediche e farmacologiche con una intensità sempre maggiore.

Si rende necessaria, quindi, una svolta drastica, per evitare di ritrovarci con una popolazione sempre più vecchia, non abile al lavoro e in condizioni di salute precarie.

Fondo Asim

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.