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Cosa prevede il libro verde UE sull'invecchiamento della popolazione

Il libro verde sull’invecchiamento demografico dell’Unione Europea è un documento nel quale si elencano i problemi derivanti da questo fenomeno, e una lista di possibili soluzioni. Approfondiamo insieme. Intro. 

L’invecchiamento della popolazione è un problema che coinvolge non solo il nostro Paese, uno dei più “vecchi” al mondo, ma tutta l’Europa, intesa come continente e non solo come Unione Europea. 

L’attuale età mediana in Europa, infatti, è pari a 42,5 anni, più che doppia rispetto a quella dell’Africa.

Il Libro verde sull’invecchiamento demografico dell’Unione Europea è interamente dedicato proprio a questa annosa questione, che non riguarda solo i problemi di natura sanitaria nel fornire assistenza a una popolazione sempre più anziana, ma coinvolge numerosi aspetti della società. 

Vediamo insieme cosa prevede questo importante documento, firmato a Bruxelles lo scorso 27.1.2021.

Libro verde UE: qual è lo scenario

Una popolazione che invecchia sempre più si traduce, in effetti, in un aumento dell’accesso alle cure mediche – soprattutto a causa di malattie croniche, disabilità e non autosufficienza – in un aumento del carico pensionistico per i sistemi previdenziali nazionali, una riduzione della forza lavoro e uno squilibrio nei rapporti intergenerazionali

Nel Libro verde si elencano alcuni ambiti essenziali per far fronte all’aumento dell’aspettativa di vita, delineando un percorso ideale di intervento organizzato su 4 macro aree:

  1. Gettare le fondamenta
  2. Sfruttare al meglio la vita lavorativa
  3. Nuove opportunità e sfide dell’età della pensione
  4. Soddisfare le esigenze crescenti di una popolazione che invecchia

Vediamo, in sintesi, cosa prevedono questi 4 punti, strutturati poi in varie verticalità. 

1. Gettare le fondamenta: invecchiamento, apprendimento, accesso all’istruzione

Il primo capitolo del Libro verde, denominato “Gettare le fondamenta”, si sviluppa poi in 3 paragrafi, che riportiamo di seguito. 

1.1 – Invecchiamento attivo e in buona salute 

In questo paragrafo si affronta il tema della promozione di stili di vita sani su tutto l’arco della vita, anche in termini di modelli di consumo e alimentazione e livelli di attività fisica e sociale. 

Questo approccio potrebbe contribuire a ridurre il rischio di obesità, diabete e altre malattie non trasmissibili attualmente in aumento.

1.2 – Istruzione e formazione in una prospettiva di apprendimento permanente 

Nel secondo paragrafo si parla dell’importanza di investire nelle conoscenze, nelle capacità e nelle competenze delle persone lungo tutto l’arco della vita, che rappresenta parte della risposta alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione. 

Questo potrebbe favorire la continuità lavorativa, riducendo o evitando momenti di disoccupazione o impedimenti alle naturali transizioni professionali che si devono affrontare durante una vita lavorativa molto lunga.

1.3 – Aspetti territoriali nell’accesso all’istruzione

L’accesso a un’istruzione e a una formazione di qualità non può essere dato per scontato, soprattutto non nelle regioni scarsamente popolate nelle quali le persone possono doversi trovare a percorrere lunghe distanze per raggiungere le necessarie strutture. 

La combinazione fra bassi tassi di natalità ed emigrazione giovanile può ridurre la domanda di istruzione nelle regioni rurali e remote, generando un circolo vizioso che va assolutamente interrotto.

L’apprendimento a distanza, che abbiamo sperimentato forzatamente a causa della Pandemia, ha evidenziato le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, ma anche i problemi enormi di connettività in zone periferiche e rurali, creando ulteriori discriminazioni.

Si tratta di un punto centrale, per formare meglio i futuri lavoratori di domani, capaci magari di entrare nel mercato del lavoro prima di quanto accade oggi, sostenendo il sistema previdenziale. 

2. Sfruttare al meglio la vita lavorativa

Il secondo punto del libro verde si concentra su come ottimizzare la vita lavorativa di un individuo, in modo da affrontare l’inarrestabile invecchiamento della popolazione che, come accennato, crea squilibri enormi oltre a pesare sempre più sui sistemi previdenziali pubblici. 

Se la popolazione invecchia, vuol dire che abbiamo più pensionati e meno soggetti in età lavorativa, con conseguenze disastrose per l’economia. 

“Per compensare il calo della popolazione in età lavorativa, l’UE e gli Stati membri dovrebbero promuovere politiche che inseriscano un maggior numero di persone nel mercato del lavoro, consentano di allungare la vita lavorativa e migliorino la produttività.”

2.1 – Coinvolgere un maggior numero di persone nella forza lavoro

L’elevata partecipazione al mercato del lavoro e l’allungamento della vita lavorativa possono attenuare il problema di una società che invecchia caratterizzata dalla riduzione della popolazione in età lavorativa.

Per raggiungere questo traguardo, però, è necessario rimuovere le discriminazioni di genere e etniche dal mercato del lavoro

I tassi di occupazione femminili sono, purtroppo, molto bassi ancora in Europa, 11,7 punti percentuali inferiori a quelli degli uomini, con l’aggiunta del fatto che moltissime donne sono impiegate part time nonostante titoli di studio spesso più elevati rispetto agli uomini. 

Le persone provenienti da un contesto migratorio potrebbero essere integrate meglio se fossero messe in condizione di svolgere un lavoro che ne rispecchi qualifiche e competenze. 

Ciò contribuirebbe a migliorare la coesione sociale, la crescita economica e la riduzione delle disuguaglianze. Inoltre, la migrazione legale può contribuire a colmare le carenze di competenze e dunque rispondere alle esigenze del mercato del lavoro.

La carenza di manodopera potrebbe essere colmata anche aumentando l’occupazione tra le persone con disabilità, il che richiede un accomodamento ragionevole e un ambiente di lavoro accessibile. 

Si potrebbe, ancora, incoraggiare maggiormente la partecipazione dei soggetti più anziani al mercato del lavoro, ad esempio attraverso incentivi fiscali per i datori di lavoro affinché assumano lavoratori più anziani.

Infine, l’imprenditorialità degli anziani può prolungare la vita lavorativa, ridurre la disoccupazione in età avanzata, migliorare l’inclusione sociale dei più anziani e promuovere l’innovazione attraverso le start-up, oltre a favorire l’apprendimento intergenerazionale e a ridurre la dispersione di know-how qualificato.

2.2 – Produttività, innovazione e opportunità commerciali

Negli ultimi decenni, si legge nel libro verde, la crescita della produttività è rallentata in tutte le economie avanzate. Questo, unito a una riduzione della popolazione in età lavorativa, non può che generare un corto circuito produttivo. 

Di conseguenza, è necessario aumentare la produttività, attraverso l’innovazione tecnologica e investimenti adeguati ed efficienti in ricerca e sviluppo e in attività immateriali.

Interessante il passaggio dedicato al ruolo della cosiddetta “economia d’argento”, ovvero quel complesso di attività produttive e servizi destinato a soddisfare le esigenze di una popolazione anziana, come: 

  • turismo; 
  • case intelligenti a sostegno dell’autonomia di vita;
  • tecnologie assistive; 
  • prodotti e servizi accessibili;
  • robotica dei servizi; 
  • benessere;
  • cosmetici e moda;
  • sicurezza;
  • cultura;
  • mobilità personale e automatizzata;
  • attività bancaria;
  • assistenza medica e sanitaria, con la telemedicina, le app per smartphone, i biosensori per le diagnosi a distanza, il monitoraggio a distanza dei pazienti.

“Si prevede che l’economia d’argento registrerà una crescita del 5 % circa l’anno, passando da 3.700 miliardi di EUR nel 2015 a 5.700 miliardi di EUR nel 2025.”

Noi crediamo che, in questo settore,  anche i fondi sanitari integrativi come il Fondo ASIM, potranno essere coinvolti e contribuire positivamente.

2.3 – Occupazione e produttività: una prospettiva territoriale

Nelle previsioni soltanto una regione dell’UE su cinque registrerà un aumento della popolazione in età lavorativa tra il 2020 e il 2040.

In queste poche regioni sarà più facile per le imprese coprire i posti vacanti e ampliare l’attività, mentre nelle altre sarà molto più difficile. 

“Anche solo per produrre la stessa quantità di beni o servizi dovranno quindi investire di più nelle tecnologie a risparmio di manodopera e nell’innovazione.”

3. Nuove opportunità e sfide dell’età della pensione

“Mai prima nella storia europea così tante persone hanno goduto di una tale longevità e buona salute.”

Grazie a stili di vita più sani, molte persone in età pensionabile sono ancora in ottima salute e possono o vogliono proseguire l’attività lavorativa. 

“Queste nuove realtà cambiano la percezione dell’invecchiamento, facendo luce sull’importante contributo che gli anziani apportano alla società e all’economia attraverso l’apprendimento e la coesione intergenerazionali.”

3.1 – Rimanere attivi

“I dati mostrano che circa un quinto delle persone di età compresa tra i 65 e i 74 anni svolge attività di volontariato formale e anche gli ultrasettantacinquenni continuano a impegnarvisi fintanto che la salute lo consente loro.”

In tal senso risultano molto importanti le attività di volontariato, che coinvolgono sempre più spesso persone anziane, promuovendo “la solidarietà e la cooperazione intergenerazionali, creando valore e apportando benefici sia ai giovani che agli anziani in termini di conoscenze, esperienze e autostima”.

Essenziale per mantenersi attivi è anche favorire una mobilità sostenibile, come spostarsi a piedi o in bicicletta, anche elettrica, con evidenti vantaggi anche sulle emissioni nocive emesse nell’atmosfera. 

3.2 – Povertà degli anziani

Come sappiamo, molto spesso per le persone anziane andare in pensione vuol dire ritrovarsi con un reddito inferiore rispetto a prima, a fronte però di un aumento di spese, soprattutto di tipo assistenziale e sanitario. 

Per garantirsi un reddito più elevato, sarà necessario lavorare per qualche anno aggiuntivo, anche se questo non vale per tutte le professioni e tutti i percorsi lavorativi, ad esempio chi ha percepito redditi bassi, ha avuto interruzioni di carriera o occupava posti di lavoro o mestieri che forniscono una protezione limitata, come i lavoratori atipici e i lavoratori autonomi.

Il rischio di povertà in età avanzata riguarda in misura più drammatica le donne, che guadagnano purtroppo in media meno dei colleghi maschi e che percepiscono trattamenti pensionistici in media del 29,5 % inferiori a quelle degli uomini, in Europa. 

Un altro gruppo di soggetti particolarmente a rischio sono gli anziani che sviluppano una disabilità dopo la pensione, quando non sempre i sistemi pubblici prevedono delle integrazioni o dei sostegni aggiuntivi. 

3.3 – Sistemi pensionistici adeguati, equi e sostenibili

“In assenza di ulteriori riforme, è tuttavia probabile che il maggior numero di pensionati associato al minor numero di persone in età lavorativa comporti tassi di contribuzione più elevati e tassi di sostituzione delle pensioni più bassi per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche.”

Cosa vuol dire questo? Che chi lavora dovrà versare contributi previdenziali maggiori rispetto al passato, per pagare pensioni oggi con il rischio di non percepirla quando sarà il loro turno. 

L’allungamento della vita lavorativa rappresenta una risposta, parziale ma fondamentale, per far fronte a questo problema.

Secondo le più recenti proiezioni demografiche di Eurostat, nel 2040 l’indice di dipendenza degli anziani nell’UE 26 rimarrebbe allo stesso livello del 2020 solo se la vita lavorativa fosse estesa fino all’età di 70 anni.

Questo dato, però, varia molto in base ai Paesi europei, il che rende ancora più complesso individuare un percorso univoco e generalmente valido. 

Nel libro verde, a questo riguardo, si propone quanto segue: 

  • limitare il prepensionamento a casi giustificati oggettivamente, stabilendo un diritto generale a lavorare oltre l’età pensionabile e regimi pensionistici flessibili;
  • considerare attentamente la logica della ridistribuzione e dell’equità, attraverso l’aumento dell’onere demografico per le generazioni future, un trattamento equo dei lavoratori che entrano precocemente nel mercato del lavoro, la capacità redistributiva tra i gruppi di reddito, la protezione delle interruzioni di carriera legate alla famiglia e la graduale soppressione dei regimi pensionistici preferenziali;
  • fare sì che i sistemi pensionistici coprano diversi tipi di attività economica;
  • favorire forme di risparmi pensionistici aggiuntivi che possono scaturire da pensioni complementari di elevata qualità.
  • sostenere l’allungamento della vita lavorativa, per noi potrebbe valere solo come ultima ratio,  adeguando automaticamente l’età pensionabile o i requisiti di carriera, le aliquote di rendimento o le prestazioni affinché riflettano l’aumento della speranza di vita;

4. Soddisfare le esigenze crescenti di una popolazione che invecchia

“Nonostante il miglioramento della speranza di vita in buona salute, gli anziani hanno maggiori probabilità di malattia o disabilità. Molti anziani diventano gradualmente sempre più fragili e dipendenti dall’assistenza a lungo termine.”

Quindi, invecchiamo sempre più, lo facciamo anche meglio rispetto al passato, ma questo non vuol dire che non abbiamo bisogno di cure mediche costanti.

libro verde UE

Di conseguenza, è necessario promuovere stili di vita più sani e la prevenzione per ridurre questo tasso di dipendenza nei soggetti anziani. 

Questo problema è più complesso nelle aree rurali e periferiche, nelle quali i servizi sono insufficienti, se non assenti. 

4.1 – Soddisfare le esigenze sanitarie e di assistenza a lungo termine di una popolazione che invecchia

A causa dei cambiamenti demografici, vi saranno più pazienti anziani affetti da malattie croniche e, in molti casi, da malattie multiple. Quasi la metà degli over 65 sono portatori di una qualche forma di disabilità. 

È essenziale, quindi, potenziare l’assistenza socio-sanitaria, creando sistemi più efficienti. 

Per riuscirci, è necessario: 

  • investire sulle nuove tecnologie;
  • adeguare le retribuzioni per il personale per risolvere il problema di carenza evidente un po’ ovunque;
  • aumentare l’offerta di infrastrutture di assistenza ambulatoriale e di prossimità;
  • potenziare l’assistenza a lungo termine

Quest’ultima non è più sostenibile destinarla ai familiari, anche perché questo influisce negativamente sull’occupazione femminile, molto spesso sacrificata proprio per assistere parenti non autosufficienti senza ricevere nessuna retribuzione. 

Nel Libro verde si sottolinea anche il ruolo che potrebbe svolgere, in tal senso, l’assistenza sanitaria integrativa, che 

“ha il potenziale per contenere l’aumento dei costi dell’assistenza sanitaria e sociale e, al tempo stesso, aiutare gli anziani a rimanere indipendenti più a lungo e in maggior benessere”.

4.2 – Mobilità, connettività e accessibilità

“L’invecchiamento delle società in Europa rappresenta una tendenza demografica destinata probabilmente a determinare i modelli di mobilità in futuro.”

Con l’aumento dell’età media, i fornitori di servizi di mobilità dovranno prepararsi ad accogliere un numero sempre maggiore di passeggeri con disabilità o mobilità ridotta, investendo quindi in infrastrutture e veicoli di trasporto intelligenti senza barriere.

Un ruolo importante nel migliorare la mobilità è svolto dalle nuove tecnologie, con l’automazione e la digitalizzazione dei trasporti, che però deve tener conto della scarsa propensione delle persone anziane nei confronti di questi strumenti digitali

4.3 – Differenze territoriali nell’accesso all’assistenza e ai servizi

“Sebbene la maggior parte degli Stati membri dell’UE abbia una copertura universale per tutta una serie di servizi sanitari di base, la gamma di servizi e il grado di condivisione dei costi variano notevolmente da uno Stato all’altro. L’accesso effettivo all’assistenza può essere limitato da motivi finanziari, carenza di personale, lunghi tempi di attesa e distanza eccessiva dalla struttura sanitaria più vicina.”

Nelle zone periferiche, infatti, c’è penuria di strutture sanitarie, rappresentando dei, cosiddetti, “deserti medici”. Questa distanza spinge molti soggetti a rinunciare alle cure, spesso per impossibilità a raggiungere le strutture.

Un’area, anche questa, che potrebbe essere presidiata, almeno parzialmente, dalla sanità integrativa.

libro verde UE

La telemedicina può, in parte, alleviare il problema, ma non è sufficiente, così come non basta implementare i sistemi di trasporto pubblico, che non possono essere distribuiti in modo realmente equo sui territori più isolati mantenendo costi e qualità del servizio intatti. 

Per questo, la vera soluzione da perseguire è lo sviluppo di strutture sanitarie e ambulatoriali delocalizzate nelle zone meno coperte.

4.4 – Migliorare il benessere attraverso la solidarietà intergenerazionale

Le persone anziane tendono a vivere in ambienti più isolati, o semplicemente differenti, rispetto alle giovani generazioni, con conseguenze enormi in termini di coesione intergenerazionale.

“Si stima che nell’UE circa 30 milioni di adulti si sentano spesso soli. La solitudine riguarda tutte le fasce di età. Fattori quali la cattiva salute, le condizioni economiche sfavorevoli e il fatto di abitare da soli sono associati a livelli più elevati di solitudine.”

Una soluzione in tal senso è rappresentata da formule di “alloggio multigenerazionale”, in grado di offrire compagnia ai residenti più anziani, trasferimento di competenze e conoscenze ai residenti più giovani e una preziosa interazione sociale a tutti.

Conclusioni

Come hai avuto modo di capire, il Libro verde UE sull’invecchiamento della popolazione contiene non solo una lista di problemi da affrontare, ma anche delle possibili soluzioni. 

È evidente che si tratta solo di suggerimenti e indicazioni, ma sono poi i singoli Paesi europei a dover implementare queste soluzioni a un problema che, lo ricordiamo, non può più essere ignorato. 

Dal nostro modo di affrontarlo dipende il futuro non solo degli anziani, ma di tutte le future generazioni.

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