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rinuncia alle cure

La rinuncia alle cure è un problema molto diffuso in Italia, a causa delle lunghe liste d’attesa e di difficoltà economiche. Approfondiamo insieme. Intro. 

La qualità della sanità pubblica è motivo di vanto a livello internazionale per il nostro Paese, riconosciuta come una delle migliori al mondo, ma è ovviamente lontana dall’essere perfetta.

Nel 2018, anno del quarantennale della nascita del SSN (istituto con la  Legge n. 833 del 1978), si è registrato un picco negativo per quanto riguarda uno dei principali problemi sanitari italiani: la rinuncia alle cure.

La rinuncia alle cure è uno dei temi centrali nel dibattito nazionale, e non fa che confermare la necessità di un secondo pilastro sociosanitario e l’importanza del ruolo dei Fondi di Assistenza Sanitaria Integrativa.

Come ha dichiarato di recente l’amministratore delegato di UniSalute – partner assicurativo del Fondo Asim:

“Siamo convinti che la sanità integrativa dovrà mantenere e ampliare il ruolo di primo piano grazie all’importante attività svolta ad oggi dai Fondi Sanitari di categoria che hanno consentito di intercettare parte della spesa diretta in sanità per oltre 5,8 milioni di assistiti”.

Poter accedere alle prestazioni previste dai piani sanitari dei Fondi integrativi, infatti, rappresenta una soluzione ai due problemi principali alla base della rinuncia alle cure: le liste d’attesa e le difficoltà economiche.

Rinuncia alle cure: liste d’attesa e difficoltà economiche

Da un lato le lunghe liste d’attesa, dall’altro le difficoltà economiche di una parte della popolazione, spingono i cittadini italiani a rinunciare alle cure o a posticiparle, con evidenti ricadute negative sul proprio stato di salute.

Bisogna dire, però, che mentre le liste d’attesa possono essere evitate o sensibilmente ridotte rivolgendosi a strutture private e/o convenzionate con il Ssn, le difficoltà economiche restano tali, spesso per lunghi periodi di tempo.

Se a questo si aggiunge la riduzione costante, registrata negli ultimi anni, dei fondi destinati alla sanità in relazione al Pil, il risultato è una maggiore partecipazione alla spesa privata da parte dei cittadini, con conseguente aggravio della condizione per le famiglie meno abbienti.

Il peso aumenta quando si tratta di cure specialistiche – in particolare le cure odontoiatriche – per le quali le liste e i costi sono più elevati.

Rinuncia alle cure: una spaccatura netta tra Nord e Sud

Secondo i dati contenuti nel rapporto 2018 “Meridiano Sanità Index” redatto da The European House-Ambrosetti, risulta evidente la persistenza del problema della rinuncia alle cure, che riguarda in particolare le Regioni del Sud.

Infatti, mentre nelle Province Autonome del Trentino Alto Adige, rispettivamente, solo il 2,5% (Trento) e il 3,2% (Bolzano) dei cittadini ha rinunciato alle cure per ragioni economiche, in Calabria, Sardegna, Puglia, Sicilia e Abruzzo, si è raggiunta una percentuale preoccupante pari al 12%.

La performance peggiore è stata registrata nel Lazio, con il 12,4%.

Rinuncia alle cure: i dati ISTAT

Secondo gli ultimi dati Istat, il problema della rinuncia alle cure pare essere davvero ingombrante.

La rinuncia a visite o accertamenti specialistici, per problemi di liste di attesa, riguarda infatti circa 2 milioni di persone, pari al 3,3% dell’intera popolazione.

Se possibile, le stime peggiorano sensibilmente quando si tratta di rinuncia alle cure per ragioni di carattere economico, che riguarda oltre 4 milioni di persone, pari al 6,8% della popolazione.

Sono dati scioccanti, che denotano una situazione critica da affrontare quanto prima.

Conclusioni

Come accennato nella prima parte dell’articolo, la riduzione dei fondi destinati alla Sanità (in proporzione al PIL) ha aumentano in modo considerevole la partecipazione alle spese da parte dei cittadini.

Il pagamento del ticket o dell’intera prestazione a carico del paziente o della famiglia ha generato questa condizione desolante, indegna per un Paese che può vantare, lo ripetiamo, una delle migliori sanità pubbliche al mondo.

Investire nella sanità pubblica, nella prevenzione, nell’innovazione tecnologica, nella ricerca, e favorire lo sviluppo di un secondo pilastro socio sanitario, rappresentano una priorità per il Paese che non è più possibile rimandare.

Augusto Monachesi

Responsabile at Fondo ASIM (LinkedIn)
Dopo una significativa esperienza professionale maturata nella ri-assicurazione, attualmente rivesto il ruolo di Responsabile del Fondo ASIM – Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per le imprese esercenti servizi di Pulizia/Multiservizi - operante sul territorio nazionale con oltre 200 mila lavoratori iscritti e 2.550 imprese aderenti attive. Dal 2017 ho accentrato anche la direzione operativa dell’Ente Bilaterale del settore di riferimento ONBSI – Organismo Nazionale Bilaterale Servizi di Pulizia e Servizi Integrati/Multiservizi.
Augusto Monachesi