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Sanità Integrativa: cresce la percentuale di aderenti in Italia

La sanità integrativa si sta imponendo sempre più in Italia, nonostante la scarsa conoscenza del fenomeno. Approfondiamolo insieme. Intro. 

La sanità integrativa si sta imponendo in modo sempre maggiore in Italia con il passare degli anni, segno di un cambiamento epocale sia nelle abitudini dei cittadini che nell’assetto generale della sanità pubblica.

Purtroppo, quando si parla di sanità privata, di fondi di assistenza sanitaria integrativa e di polizze assicurative sulla salute si tende a compiere, erroneamente, una associazione diretta con il mondo statunitense, a causa, è evidente, dell’influenza mediatica proveniente da film e serie tv.

Partendo da alcuni dati pubblicati da OCPS, Osservatorio Consumi Privati in Sanità di SDA Bocconi School of Management, contenuti in uno studio commissionato da RBM Assicurazione Salute, riportati di recente da Il Sole 24 Ore, cercheremo di analizzare il fenomeno in modo scevro dai condizionamenti mediatici.

La sanità integrativa cresce sempre di più in Italia

La ricerca condotta dall’OCPS riporta alcuni dati molto interessanti, in particolare la spesa sanitaria privata del nostro Paese, aggiornata al 2016.

Stando ai rilevamenti dell’Osservatorio, la spesa per la sanità privata ed integrativa nel nostro Paese ha raggiunto la ragguardevole cifra di 33 miliardi, contro i 112 di spesa sanitaria pubblica.

Si tratta di un dato importante e non più sottovalutabile, che equivale, di fatto, a circa un terzo della spesa pubblica e coinvolge 10 milioni di italiani.

Sanità integrativa e sanità pubblica: non si tratta di competizione

La sanità integrativa e quella privata non sono in competizione con quella pubblica, e ricondurre tutto il dibattito su mere questioni di carattere economico finanziario è ormai obsoleto e, a lungo andare, deleterio.

La questione è seria, e va affrontata mettendo da parte posizioni preconcette.

Quando si parla di sanità integrativa è necessario compiere alcune considerazioni preliminari, molto esemplificative della reale condizione nella quale ci troviamo a vivere e operare.

Vediamole insieme.

Sanità integrativa: la parola d’ordine è integrazione, non sostituzione

La sanità integrativa non è solo una forma di assistenza sanitaria privata, che consente a chi può sostenere il costo di una polizza annuale per sé e per i propri familiari di ricevere cure migliori, generando una disparità basata sul reddito, anzi.

Come suggerisce il termine stesso, la sanità integrativa ha come obiettivo quello di integrare i servizi erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, che è da anni in sofferenza.

Non a caso si parla di secondo pilastro socio-sanitario.

Come abbiamo spiegato nell’articolo dedicato alle long term care, la spesa pubblica per la sanità è diminuita progressivamente negli ultimi anni, generando un aumento del costo dei ticket e una riduzione dei servizi interamente gratuiti forniti dal SSN.

Inoltre, la chiusura di numerose strutture ospedaliere e diagnostiche pubbliche e il ridotto numero di posti letto – molto inferiore rispetto al resto d’Europa – non ha fatto altro che allungare le liste d’attese in modo spesso insostenibile, sia per l’ente pubblico che per il cittadino bisognoso di cure mediche.

La sanità integrativa e quella privata, attraverso fondi collettivi, polizze assicurative, strutture private e/o convenzionate con il SSN, non sostituiscono le strutture pubbliche, che continuano ad essere fondamentali.

Possiamo dire che, invece, ricoprono un ruolo decongestionante, evitando una emergenza sanitaria in un Paese che è, come indicano tutti i rilevamenti ISTAT, sempre più vecchio.

Gli sforzi comuni, quindi, dovrebbero indirizzarsi affinché le risorse pubbliche così liberate vengano impiegate verso la ricerca e la gestione di quegli istituti, reparti e servizi, attraverso i quali solo il Pubblico può garantire il diritto alla tutela della salute universale previsto dalla Carta Costituzionale.

Sanità integrativa: l’assistenza privata è libera

Quando si parla di sanità pubblica e privata si tende spesso a criticare quest’ultima in difesa della Costituzione Italiana, che sancisce con l’articolo 32 quanto segue:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Per avere un quadro più completo della situazione, che sia oggettivo e non figlio di prese di posizione vetuste, insieme all’articolo 32 della Costituzione sarebbe opportuno citare anche l’articolo 38, che recita così:

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.

Come sai, la nostra Costituzione è entrata in vigore il 1º gennaio 1948, ma il Servizio Sanitario Nazionale è stato istituito solo più di trent’anni dopo, il 1º luglio 1980, sostituendo il precedente sistema mutualistico.

Nel redigere la nostra Carta Costituzionale, quindi, i padri costituenti avevano avuto la lungimiranza di immaginare un sistema assistenzialistico molto più complesso, che non si può ricondurre solo ed esclusivamente al SSN.

Sanità integrativa: una nuova forma di welfare

I fondi integrativi negoziali come ASIM, che sono quindi previsti obbligatoriamente dal CCNL – nel caso specifico, il CCNL multiservizinon possono e non devono essere associati alle polizze sanitarie private, che vengono invece sottoscritte liberamente dal cittadino nelle modalità che ritengono più opportune.

Si tratta a tutti gli effetti di una nuova forma di welfare aziendale, che converte una quota dello stipendio da versare nel Fondo integrativo di categoria in servizi sanitari e assistenziali molto importanti.

In questo modo, il datore di lavoro offre ai propri dipendenti un’opportunità non indifferente, consentendo loro di scegliere come curarsi e dove, evitando liste d’attesa infinite ed evitando o riducendo sensibilmente le spese mediche.

E non solo! Il datore di lavoro interviene direttamente alla tutela della salute dei propri lavoratori perché i piani sanitari dei fondi sanitari negoziali sono costituiti, per una parte consistente, in programmi di prevenzione.

Il trend registrato negli ultimi 5 anni suggerisce che il cosiddetto second pillar, ovvero la sanità integrativa e privata, crescerà sempre di più, imponendosi come una vera e propria forma di assistenza sociale, e non solo sanitaria, che si affiancherà al SSN; a volte integrandolo, a volte sostituendolo, ma sempre a vantaggio delle collettività.

Fondo ASIM

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.
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