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L’importanza del nuovo codice unico dei CCNL

L'importanza del nuovo codice unico dei CCNL

Il CNEL ha annunciato l’introduzione del codice alfanumerico unico dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Vediamo cos’è e perché è così importante per imprese e lavoratori. Intro. 

In tempi non sospetti, e in più di un’occasione, abbiamo segnalato il problematico proliferare di centinaia di contratti di lavoro siglati senza l’intervento dei sindacati e delle associazioni datoriali più rappresentativi, sottolineando il rischio più che concreto di favoreggiamento al dumping contrattuale e salariale

Non stiamo parlando, quindi, di episodi sporadici, che minacciano il tessuto economico e produttivo del nostro Paese in maniera blanda se non irrilevante, ma di centinaia di contratti, definiti non a caso pirata proprio per l’assenza delle naturali dinamiche di contrattazione che sottendono la stesura di un CCNL di categoria

Questo scenario appare ancora più chiaro consultando l’archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro del CNEL, presso il quale vengono depositati gli accordi di rinnovo e i nuovi contratti, che al momento conta 933 contratti solo nel settore privato, di cui più di un terzo sottoscritti, appunto, senza l’intervento delle parti sociali riconosciute anche dal CNEL come “rappresentative”.

Ed è proprio dal CNEL che, nei giorni scorsi, è giunta una novità che sembra andare proprio nella direzione auspicata, ovvero incentivare le imprese ad assumere il personale applicando i CCNL più rappresentativi della propria categoria professionale e contrastare, allo stesso tempo, la diffusione di accordi “alternativi”

Ci riferiamo all’introduzione del codice alfanumerico unico dei contratti collettivi nazionali di lavoro

Vediamo insieme di cosa si tratta, cosa cambia per le imprese e perché riteniamo essere un’ottima notizia. 

Cos’è il codice alfanumerico unico dei CCNL

Lo scorso 6 dicembre il Presidente del CNEL Tiziano Treu, insieme al Capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro Elisabetta Cesqui e al Direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro Bruno Giordano, ha presentato il codice alfanumerico unico dei CCNL, come previsto dal Decreto Semplificazioni e più precisamente dall’articolo n.16 quater, che recita come segue: 

“Nelle comunicazioni obbligatorie […] il dato relativo al contratto collettivo nazionale di lavoro è indicato mediante un codice alfanumerico, unico per tutte le amministrazioni interessate. Tale codice viene attribuito dal  Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) in sede di acquisizione del contratto collettivo nell’archivio […]. La composizione del codice è definita secondo criteri stabiliti dal CNEL d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’Istituto nazionale di previdenza sociale.”

Cosa vuol dire? In pratica, a partire dal febbraio 2022, nelle comunicazioni obbligatorie al Ministero del Lavoro e nelle denunce retributive mensili inviate all’INPS, il dato relativo al CCNL applicato al lavoratore deve essere indicato esclusivamente tramite il codice alfanumerico unico attribuito dal CNEL.

Perché è così importante?

Quella che può sembrare una semplice procedura amministrativa e burocratica – e tecnicamente lo è, di fatto – porta con sé in realtà un messaggio politico/sindacale molto più incisivo, come si evince anche dalle parole del Presidente CNEL Treu:

Un’unica banca dati che identifichi i contratti e li classifichi è una novità epocale per il nostro Paese. Vorremmo usare questo strumento nuovo per rendere pubblica la grande varietà di contratti ma soprattutto la disparità di applicazione di tutele e clausole. Più di un terzo dei CCNL depositati nell’Archivio CNEL, infatti, è sottoscritta da organizzazioni non rappresentate nel CNEL e copre pochissimi lavoratori. Il codice unico ci consente di fare un passo avanti storico perché permetterà di approfondire anche i contenuti di ogni contratto. Per la prima volta, e grazie all’unione delle banche dati, gli accordi che presentano elementi sospetti, d’accordo con INPS, li segnaleremo all’INL.” 

Il codice unico dei CCNL, quindi, è uno strumento attraverso il quale si vuole non solo segnalare l’esistenza di un problema concreto, che si traduce nella diffusione di contratti di lavoro poco e per niente rappresentativi e poveri (se non completamente sprovvisti) di tutele e condizioni adeguate per i lavoratori

Un tema, questo, sottolineato con forma anche dal Presidente dell’INPS: 

“Oggi i contratti maggiormente rappresentativi sono minoranza rispetto a quelli non rappresentativi. La conseguenza della proliferazione dei CCNL porta alla riduzione di salari e tutele.”

Utilizzando, quindi, in modo esclusivo il codice unico dei CCNL introdotto dal CNEL sarà possibile semplificare l’identificazione, annullando la presenza di lavoratori senza codice, e facilitare la lotta all’evasione contributiva.

Come funziona e cosa cambia per le imprese?

Abbiamo sottolineato l’importanza dell’introduzione di questo nuovo codice unico dei CCNL da parte del CNEL, ricordando che si tratta, comunque, di un adempimento burocratico e amministrativo che le imprese, i consulenti del lavoro e i commercialisti dovranno predisporre. 

Vediamo, quindi, come funziona questo Codice Unico e cosa cambia per le imprese e per i professionisti

Tralasciando il periodo transitorio previsto fino al 31/01/2022, a partire dal mese di febbraio 2022 viene istituito un nuovo campo nel flusso UNIEMENS, ovvero l’insieme aggregato dei dati contributivi estrapolati dalle buste paga di ogni lavoratore e trasmesso mensilmente all’INPS. 

In questo campo verrà dunque riportato un codice alfanumerico di 4 caratteri che andrà a identificare il CCNL applicato dall’azienda, lo stesso utilizzato dal CNEL per identificare nei suoi archivi quello specifico CCNL. 

Questa uniformità andrà di pari passo con quanto previsto per i modelli UNILAV – ossia le comunicazioni dei rapporti di lavoro ai vari centri per l’impiego – nei quali verrà inserito lo stesso codice unico CNEL per identificare i contratti di lavoro nazionali. 

Per approfondire, consigliamo la lettura della Circolare INPS.

Si va dunque verso un’uniformità di comunicazioni su spinta dell’Organo Costituzionale, da tempo auspicata da più settori

Grazie a questo codice unico sarà più facile eseguire controlli sulla corretta applicazione dei CCNL ai lavoratori, ponendo quindi le basi per una verifica puntuale ed estesa di quali siano i contratti più diffusi e sostenuti dalle sigle maggiormente rappresentative e quali invece siano solo il frutto di accordi minori, volti a favorire unicamente il dumping contrattuale

Il settore Pulizia/Multiservizi

Per quanto riguarda il contratto di nostra competenza, ovvero il CCNL per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi, il codice identifico passerà da 119 a K511.

Il settore Pulizia/Multiservizi non è, purtroppo, estraneo al problema dei contratti pirati; il CNEL accoglie nel suo archivio al macrosettore “Aziende di Servizi (aziende elettriche, gas e acqua, telecomunicazioni, pulizia facility management servizi integrati, coni servizi e federazioni sportive – cod. k)”, in cui ricade anche il nostro settore, 45 CCNL

32 di questi 45 riguardano il settore “Servizi Ambientali e Pulizie e Multiservizi”, ma solo 5 sono stati sottoscritti dalle confederazioni sindacali che fanno capo a CGIL, CISL e UIL.   

Stiamo parlando di contratti che coinvolgono quasi 600.000 lavoratori del comparto, di cui circa il 96% assunti con 3 CCNL sottoscritti da rappresentanze sindacali facenti capo alle confederazioni CGIL, CISL e UIL, mentre il restante 4% è distribuito tra 26 differenti contratti.

Un’ulteriore dimostrazione di quanto poco rappresentativi siano decine di contratti, evidentemente impiegati solo per fornire ai lavoratori minori tutele e retribuzioni e che per questo andrebbero contrastati con forza.  

Un buon inizio, ma non basta

Al momento non abbiamo ulteriori elementi di valutazione, essendo stato solo annunciato e non ancora attivo, ma le premesse sono molto positive e sicuramente vanno nella direzione che abbiamo più volte auspicato e indicato con forza, ma speriamo che non ci si fermi qui. 

I CCNL pirata, ovvero quelli poco o per niente rappresentativi, siglati e utilizzati per eludere gli standard retributivi e di welfare tipici dei contratti virtuosi, continuano a rappresentare una minaccia al benessere dei lavoratori e creano un humus fertile per le disuguaglianze sociali ed economiche tra pari e penalizzano quelle imprese virtuose che partecipando a bandi di gara possono risultare perdenti a causa di chi riporta offerte economiche più basse. 

Per questo, attendiamo con ansia le prossime “mosse” da parte del CNEL, che a nostro avviso dovrebbero comprendere anche un sistema capace di impedire l’invio dei flussi UNIEMENS non in linea con i CCNL considerati non più validi, in quanto non presenti negli archivi CNEL. 

Un sistema siffatto esporrebbe le aziende davanti all’enorme problema di non poter comunicare i propri dati mensili all’INPS – generando, a cascata, tutte le irregolarità del caso, prima fra tutte quella di esibire un DURC negativo – e spingendole verso l’applicazione di CCNL maggiormente rappresentativi

Siamo fiduciosi, ma restiamo vigili. Lo dobbiamo ai lavoratori.

ATTENZIONE:
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