liste d'attesa SSN

Presentato lo scorso 15 maggio a Roma, il Rapporto della Funzione Pubblica della CGIL mette in evidenza le principali criticità del SSN, partendo dal problema delle liste d’attesa. Approfondiamo insieme. Intro. 

In un precedente articolo pubblicato sul nostro sito abbiamo indicato le liste d’attesa come una delle principali cause della rinuncia alle cure e dell’aumento della spesa privata degli italiani destinata alla salute.

Il Rapporto “Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali”, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni e elaborato da Crea, presentato a Roma lo scorso 15 maggio, non fa che confermare questo dato, fornendo alcune indicazioni molto utili.

“Un’attesa lunga due mesi per effettuare una visita medica nella sanità pubblica, a fronte di una sola settimana nel privato, “effetto di un progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”

Questa l’introduzione al documento di presentazione del rapporto, che entra subito nel vivo della questione, segnalando i tempi medi di attesa per accedere a prestazioni mediche in strutture sanitarie pubbliche. 

Gli effetti del definanziamento sull’efficienza del SSN

L’introduzione del Rapporto punta un faro su uno dei grandi temi legati alla sanità pubblica italiana, che abbiamo più volte ricordato essere una delle migliori al mondo.

A fronte di una elevata efficienza e costi contenuti, però, il SSN presenta diverse criticità, frutto del progressivo definanziamento avvenuto negli ultimi anni. 

Purtroppo, il Servizio Sanitario Nazionale non riesce più a garantire quegli obiettivi di universalità e copertura generalizzata per i quali è nato, offrendo prestazioni sempre meno efficaci e producendo un naturale e fisiologico aumento della spesa privata out of pocket, ovvero pagata direttamente dai cittadini.

Altro effetto della minore erogazione di fondi è l’aumento del Gap con il resto dell’Unione Europea.

“La spesa sanitaria totale corrente italiana, nel 2017, risulta pari a € 2.522,2 pro-capite, valore inferiore del 31,3% rispetto ai rimanenti Paesi EU-Ante 1995, dove in media si spendono € 3.671,8 pro-capite. Nel periodo 2000-2017 il gap è quasi raddoppiato (17,9% vs 31,3%): in particolare, la crescita media annua tra il 2012 ed il 2017 è stata pari allo 0,8% in Italia, contro il 2,8% degli altri Paesi EU-Ante 1995.”

In pratica, anche se le classifiche mondiali sulla qualità della sanità pubblica ci pone al 4° posto a livello mondiale e al 2° in Europa, la distanza con gli altri Paesi si sta allargando se si guardano le cifre investite. 

Cosa vuol dire questo?

Che nel medio termine il SSN potrebbe incontrare ancora maggiori difficoltà, peggiorando una situazione già critica oggi.

Tempi di attesa: confronto tra pubblico, intramoenia, privato e privato convenzionato

I tempi di attesa per usufruire di una prestazione in una struttura pubblica sono aumentati progressivamente negli ultimi anni, come segnalato già all’inizio dell’articolo.

Tra l’altro, si conferma la differenza su base territoriale, con alcune regioni del Centro Sud che tendono, in media, a performare peggio rispetto a quelle del Nord.

Maglia nera le Marche, con una media di 110 giorni di attesa. 

Se già presi singolarmente questi tempi risultano in alcuni casi addirittura inverosimili, è nel confronto con le altre opzioni offerte al cittadino che il quadro generale diviene ancora più chiaro. 

In effetti, per effettuare una visita è richiesta, in media, una attesa di:

  • 60 giorni nel pubblico;
  • 9 giorni nell’intramoenia;
  • 7 giorni nel privato;
  • 39 giorni nel privato convenzionato.

Molto interessanti sono anche i dati raccolti dalla FP di CGIL in merito ai costi delle prestazioni.

Costi delle prestazioni: il privato batte l’intramoenia anche nel costo finale

Come sai, l’intramoenia consiste in una visita o prestazione medica effettuata fuori dall’orario di lavoro dai medici impiegati presso una struttura pubblica.

Per queste prestazioni è previsto un tariffario, quindi un costo da pagare.

Abbiamo già visto che, in media, una intramoenia richiede un’attesa di circa 9 giorni, contro i 7 nel privato. 

A stupire è la differenza individuata nel costo da sostenere da parte del cittadino/paziente.

Secondo le rilevazioni effettuate da FP, infatti, alcune prestazioni erogate in intramoenia hanno in media un costo più elevato rispetto a quanto richiesto dalle strutture private per la medesima prestazione.

Insomma, il privato non solo consente tempi più rapidi, ma addirittura a prezzi più contenuti.

Liste d’attesa lunghissime, strutture affollatissime, costi elevati: la soluzione per i cittadini italiani non poteva che essere quella di rivolgersi a strutture private, pagando le prestazioni.

La spesa privata degli italiani ha, infatti, raggiunto i 35 miliardi di euro,  di cui ben il 92% out of pocket. 

Conclusioni

“Alla luce di quanto emerso, risulta evidente quanto sia urgente e non più rinviabile un investimento straordinario in termini di risorse, personale, professionalità e tecnologie in tutto il nostro Servizio Sanitario nazionale che mostra evidenti segni di collasso con gravi e profonde ripercussioni sulle sue caratteristiche di universalità” 

Questo il commento della Funzione Pubblica Cgil, a sottolineare lo stato di evidente difficoltà nel quale versa il SSN che rende necessario un intervento rapido e importante per garantire l’universalità del servizio che, negli anni, ha reso la nostra sanità così apprezzata nel mondo.

Il Fondo ASIM sta operando per affiancare ed integrare il SSN dove possibile, praticando campagne di prevenzione personalizzate, destinando risorse importanti nella odontoiatria, e pubblicando il nuovo Regolamento LTC (long term care – non autosufficienza).

Fondo Asim

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.