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Secondo l’VIII Rapporto RBM-Censis, 2 italiani su 3 sostengono costi per accedere a prestazioni sanitarie privatamente. Approfondiamo insieme. Intro.

“La spesa sanitaria privata, infatti, continua a crescere alimentandosi ogni anno prevalentemente attraverso il mancato assorbimento dei “nuovi” bisogni di cura dei cittadini da parte del Servizio Sanitario Nazionale”

Questo quanto si legge nella premessa dell’VIII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità Pubblica, Privata ed Intermediata.

L’aumento della spesa sanitaria privata, quindi sostenuta dai cittadini in modo diretto, è espressione di una fase critica del SSN, che fa fatica a garantire l’accesso alle cure dei cittadini.

Si tratta di un tema già affrontato diverse volte sul nostro blog, che ha ricadute non solo sanitarie, ma anche sociali ed economiche, come la rinuncia alle cure.

Purtroppo l’approccio al problema, quasi sempre di natura ideologica e poco o per niente concreto, innesca un circolo vizioso che può solo danneggiarci.

Ma vediamo insieme alcuni dati contenuti nel Rapporto prima menzionato, per capire effettivamente “a quanto ammonta il danno”, come direbbe Totò.

Spesa sanitaria privata: dettaglio costi

Quanto spendono gli italiani per curarsi privatamente, ovvero al di fuori dell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale?

Le cifre sono alquanto impressionanti, e raggiungono i 39,7 miliardi di Euro, per un totale di 150 milioni di prestazioni erogate. 

Si tratta di un fenomeno in atto già da qualche anno, che ha raggiunto tassi di crescita impressionanti, pari a quasi il 10% dal 2013 al 2019. 

In pratica, circa 2 persone su 3, ovvero 44,1 milioni di persone, devono ricorrere a strutture private per prestazioni che – per lunghe liste d’attesa o costi da sostenere per il pagamento del ticket quasi equivalenti al prezzo del servizio privato – il SSN non può garantire.

Come si traduce tutto questo in “soldoni”? Mediamente, più del 70% della popolazione italiana sostiene, ogni anno, una spesa sanitaria privata pari a € 655,00. 

Spesa sanitaria privata: quali sono le prestazioni più richieste

Abbiamo visto che il fenomeno della spesa sanitaria out of pocket in Italia è molto diffuso, anche troppo se si considera la presenza di un Servizio Sanitario Nazionale universale.

Ma come li spendono questi soldi gli italiani? Quali sono, quindi, le prestazioni alle quali accedono più frequentemente?

Ce lo dicono i dati raccolti dal Censis:

  • 7 cittadini su 10 acquistano farmaci (17 miliardi di Euro);
  • 6 cittadini su 10 necessitano di visite specialistiche (7,5 miliardi di Euro);
  • 4 cittadini su 10 accedono a visite odontoiatriche (+ di 8 miliardi di Euro);
  • 5 cittadini su 10 effettuano esami diagnostici e analisi di laboratorio (3,8 miliardi di Euro);
  • 1,5 cittadini su 10 acquista occhiali e lenti da vista (2 miliardi di Euro);
  • meno di 1 cittadino su 10 paga protesi e presidi (1 miliardo di Euro).

A leggere questi dati, ci si rende conto che si tratta di un fenomeno così evidente, che noi tutti come cittadini viviamo in prima persona, e questo rende ancora più preoccupante l’assenza di un’azione incisiva e una discussione costruttiva sull’argomento.

Conclusioni

Ormai le proporzioni di questo fenomeno impongono di parlare di due grandi filoni, la Sanità Pubblica e la Sanità Privata, che non è più, come magari era un tempo, un lusso o una scelta individuale.

Oggi, a causa delle carenze del SSN, è divenuto quasi obbligatorio rivolgersi a strutture private o convenzionate per curarsi in modo adeguato.

Tutto questo non fa che confermare l’importanza dei Fondi di Assistenza Sanitaria Integrativa all’interno di un più ampio progetto di welfare contrattuale.

Fondo Asim

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.
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