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Cosa sappiamo sulla somministrazione della terza dose del vaccino anti COVID

Cosa sappiamo sulla somministrazione della terza dose del vaccino anti COVID

Il Ministero della Salute ha dato il via alla somministrazione della terza dose del vaccino anti COVID per determinate categorie di soggetti. Approfondiamo insieme. Intro. 

Con la circolare del 14 settembre 2021 il Ministero della Salute ha dato il via alla somministrazione di una terza dose del vaccino anti COVID-19, o più correttamente di quella che il dicastero chiama dose “booster” o dose aggiuntiva – dopo vedremo perché, in effetti, parlare di terza dose non è sempre corretto, anche se ormai è entrato nel gergo comune – a soggetti immunodepressi, trapiantati e malati oncologici con determinate specificità.

Successivamente, con la circolare pubblicata il 27 settembre 2021, il Ministero della Salute ha annunciato l’avvio della somministrazione della dose aggiuntiva ad altre categorie di persone, che elencheremo nel dettaglio più avanti nell’articolo. 

Si tratta di un primo passo verso una decisione già intrapresa da diversi Paesi stranieri, come gli USA e Israele, seppur con modalità differenti.

In data 4 ottobre l’EMA, l’agenzia europea del farmaco, ha dato il via libera alla somministrazione di questa dose supplementare anche agli immunodepressi e agli over-18, mentre in Italia l’estensione a tutti è subentrata in un secondo momento, come vedremo più avanti nell’articolo.

Ma andiamo per gradi, e cerchiamo di approfondire insieme quanto si sa, ad oggi, sulla terza dose del vaccino anti COVID

Terza dose o dose booster?

Come accennato all’inizio dell’articolo, utilizzare l’espressione “terza dose” non è corretto, infatti il Ministero della Salute preferisce l’utilizzo della formula “dose booster” o dose aggiuntiva

Ma perché?

Per due ragioni molto semplici, in realtà. 

La prima riguarda il fatto che, come sappiamo, ad oggi sono disponibili e approvati nell’UE e in Italia 4 vaccini e solo 3 su 4 prevedono una doppia somministrazione

Visto che la dose aggiuntiva può essere somministrata a prescindere dal vaccino ricevuto inizialmente, potrebbe non essere la terza, ma magari la seconda

In effetti, chi ha ricevuto il vaccino Janssen ha fatto solo una somministrazione, quindi nel suo caso la dose booster sarebbe la seconda, non la terza

La seconda ragione riguarda, invece, chi ha contratto la malattia COVID-19, che ha ricevuto, fatte salve alcune eccezioni, solo una dose, anche se il vaccino utilizzato ne prevedeva due. 

Quindi, anche questi soggetti, laddove dovessero ricevere la dose booster, arriverebbero a 2 e non a 3 somministrazioni

Ma allora, perché si parla sempre di terza dose? Perché la stragrande maggioranza delle persone vaccinate in Italia e nel Mondo ha ricevuto due somministrazioni – in gran parte con un vaccino a mRNA (Moderna e Pfizer) – di conseguenza chi riceverà la dose booster farà, quasi sicuramente, una terza dose

Fatta questa precisazione, vediamo cosa ha stabilito il Ministero della Salute per questa dose booster

Chi potrà ricevere una terza dose di vaccino anti COVID-19?

Il Ministero ha spiegato che la dose booster del vaccino va considerata come un richiamo dopo un ciclo vaccinale primario, che resta la priorità in questa fase. 

Ma chi potrà ricevere questa terza dose del vaccino anti COVID-19? 

Il primo gruppo di soggetti a cui è stata data la priorità per la somministrazione della dose aggiuntiva del vaccino è composto da soggetti interessati dalle seguenti condizioni: 

  • trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva;
  • trapianto di cellule staminali ematopoietiche (entro 2 anni dal trapianto o in terapia immunosoppressiva per malattia del trapianto contro l’ospite cronica);
  • attesa di trapianto d’organo;
  • terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CAR-T);
  • patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure;
  • immunodeficienze primitive (es. sindrome di DiGeorge, sindrome di Wiskott-Aldrich, immunodeficienza comune variabile, ecc.);
  • immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico (es. terapia corticosteroidea ad alto dosaggio protratta nel tempo, farmaci immunosoppressori, farmaci biologici con rilevante impatto sulla funzionalità del sistema immunitario, ecc.);
  • dialisi e insufficienza renale cronica grave;
  • pregressa splenectomia;
  • sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) con conta dei linfociti T CD4+< 200 cellule/μlo sulla base di giudizio clinico.

“[…] le attuali evidenze sui vaccini anti COVID-19 in soggetti sottoposti a trapianto di organo solido o con marcata compromissione della risposta immunitaria per cause legate alla patologia di base o a trattamenti farmacologici e che abbiano già completato il ciclo vaccinale primario, mostrano un significativo beneficio, in termini di risposta immunitaria, a seguito della somministrazione di una dose aggiuntiva di vaccino.” 

Il secondo gruppo, come previsto dalla circolare del 27 settembre, comprende le persone di età uguale o superiore agli 80 anni, il personale e gli ospiti delle residenze per anziani.

Successivamente, il richiamo ha interessato le seguenti categorie di soggetti:

  • esercenti le professioni sanitarie;
  • operatori di interesse sanitario che svolgono le loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali. 

In questo caso, si è data priorità ai soggetti – appartenenti alle categorie indicate prima – di età ≥ 60 anni o con patologia concomitante tale da renderli vulnerabili a forme di COVID-19 grave o con elevato livello di esposizione all’infezione.

Con la successiva circolare dell’11 novembre 2021 si è ampliata la platea anche ai soggetti di età compresa tra i 40 e i 59 anni, a partire dal 1 dicembre.

In seguito, però, anche dietro le richieste da parte delle Regioni, è stata disposta l’apertura a tutte le fasce di età a partire da quella stessa data, a patto che siano trascorsi 5 mesi dalla ricezione dell’ultima dose (prima o seconda in base ai casi specifici).

Come funziona la terza dose del vaccino?

Abbiamo spiegato che la somministrazione di una dose booster si applica a prescindere dal vaccino utilizzato per il ciclo primario

Però, il richiamo non avverrà necessariamente con il medesimo vaccino

Infatti, il Ministero ha spiegato che: 

“Indipendentemente dal vaccino utilizzato per il ciclo primario (Comirnaty, Spikevax, Vaxzevria, Janssen), considerate le indicazioni fornite dalla commissione tecnico scientifica di AIFA, sarà per ora possibile utilizzare come dose “booster” uno qualsiasi dei due vaccini a m-RNA autorizzati in Italia (Comirnaty di BioNTech/Pfizer e Spikevax di Moderna).” 

Quindi, nel caso in cui il soggetto abbia ricevuto inizialmente il vaccino di AstraZeneca Vaxzevria e quello di Johnson & Johnson Janssen, si procederà con la cosiddetta vaccinazione eterologa, ovvero con l’impiego di un vaccino differente rispetto a quello utilizzato in precedenza. 

Per chi, invece, ha ricevuto uno dei due a mRNA, non cambierà nulla. 

Inizialmente, si era stabilita la somministrazione della dose “booster” dopo almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario, poi ridotti a 5.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.