ob
riforma ticket sanitario

Il nuovo governo intende procedere ad una riforma del ticket sanitario a partire dal 2020. Vediamo insieme quali sono le principali proposte sul tavolo.Intro. 

Il ticket sanitario si appresta a subire una riforma consistente, almeno secondo quanto emerso dalla recenti dichiarazioni d’intenti del nuovo Governo Conte Bis. 

Durante una riunione svoltasi il giorno 14 ottobre, infatti, il Ministro della Salute si è soffermato su uno dei temi principali dell’agenda politica dei prossimi mesi, ovvero il superticket, dichiarando l’intenzione del Governo di rimuovere questo balzello

L’abolizione del superticket è solo una delle novità che potrebbe essere introdotta con la prossima Legge di Bilancio, non l’unica. 

Vediamo insieme quali sono le ipotesi e gli obiettivi al momento sul tavolo che il Governo intende perseguire. 

Riforma del ticket sanitario: abolizione del superticket

Lo abbiamo appena accennato, l’abolizione del superticket è in cima alle priorità dichiarate dal nuovo Governo. 

Ma cos’è il superticket? 

Si tratta di una tassa di € 10,00 che si applica alle ricette di diagnostica e visite specialistiche ambulatoriali, in aggiunta al costo del ticket. 

Questa tassa non è obbligatoria, la sua applicazione è a discrezione delle Regioni, che possono utilizzarla oppure no, secondo modalità autonome. 

Ci sono, infatti, Regioni che la applicano per intero, altre che utilizzano un sistema di applicazione proporzionale al valore della ricetta o al reddito, altre ancora che non la applicano affatto. 

Questa discrezionalità nell’applicazione del superticket ha creato una giungla alquanto caotica, con conseguenti discriminazioni su base territoriale. 

Il Governo Conte Bis sembra essere intenzionato ad abolire completamente questo superticket, che grava sui cittadini in modo spesso incondizionato, finendo col colpire le fasce di reddito più deboli. 

Dalle ultime informazioni di stampa, con tutta probabilità, verranno destinate risorse alla sua abolizione a partire dalla seconda metà del 2020.

Non si tratta di una operazione semplice, visto che sono in ballo circa 490 milioni di euro destinati alle Regioni. 

Riforma del ticket sanitario: applicazione in base al reddito

Allo stato attuale il ticket sanitario si applica a tutte le ricette, con un regime di esenzione previsto nei seguenti casi: 

  1. soggetti o nuclei familiari con un reddito (non ISEE) inferiore ai 36 mila euro l’anno;
  2. soggetti con età superiore ai 65 anni e/o inferiore di 6 anni;
  3. soggetti in stato di disoccupazione, o titolari di una pensione al minimo o sociale;
  4. soggetti affetti da malattie rare;
  5. soggetti affetti da malattie croniche;
  6. soggetti affetti da forme di invalidità;
  7. soggetti in gravidanza.

Per approfondire, puoi consultare il nostro articolo dedicato proprio al tema delle esenzioni del ticket sanitario

Come vedi, fatta eccezione per alcune fasce di reddito considerate svantaggiate, che possono quindi richiedere una forma di esenzione, non viene effettuata nessuna distinzione su base reddituale nell’applicazione del ticket sanitario. 

Questo vuol dire che, tutti i soggetti e nuclei familiari con un reddito superiore ai 36 mila euro – che ricordiamo non tiene conto degli indicatori ISEE ma dei redditi fiscali – pagano lo stesso ticket.

Stiamo parlando di un costo massimo di € 36,15 per ricetta, applicato a prescindere dal reddito. Chi, invece, gode di un’esenzione, non paga nulla. 

Nelle intenzioni del Governo e del Ministero della Salute c’è l’ideazione di un sistema di diversificazione del ticket su fasce di reddito, basato su un principio di progressività – chi guadagna di più, paga di più – per ridurre l’iniquità di questa tassa lineare. 

Riforma del ticket sanitario: le fasce medie potrebbero essere le più svantaggiate

L’intento di abolire il superticket e rimodulare i ticket sanitari su base reddituale comporta tuttavia il dover confrontarsi con i circa 1,6 miliardi di euro che lo Stato incassa annualmente proprio dal pagamento dei ticket, ossigeno per le Regioni. 

Come si può leggere in un recente articolo del IlSole24Ore (lo trovi qui)

“[…]dovendo assicurare sempre 1,6 miliardi di gettito rischia di far pagare un conto salatissimo alla classe media e medio-alta: quella fatta di famiglie che hanno redditi tra i 36mila e i 100mila euro. Si tratta di circa un 20% di italiani che oggi si rivolgono al Ssn e che tolto il superticket ora potrebbero vedersene una nuova edizione, ancora più salata.”

Secondo l’analisi effettuata dal quotidiano economico, ad essere potenzialmente più colpiti da una riforma simile sono le fasce di reddito medio-alte, quelle cioè che continuano a rivolgersi al SSN e non, come invece le fasce di reddito più abbienti, alla sanità privata

Questo potrebbe avere come effetto immediato il ricorso, anche per le fasce di reddito medie, alla sanità privata, rendendo ancora più essenziale l’introduzione, nei CCNL, di fondi di assistenza sanitaria integrativa.

Riforma del ticket sanitario: tetto di spesa massimo

Un’altra nuova proposta in merito al ticket sanitario prevede l’introduzione di un tetto di spesa massimo oltre il quale il cittadino non deve più pagare nulla. 

In poche parole, si stabilisce una cifra massima che il cittadino, in base al proprio reddito, può pagare per accedere alle prestazioni per le quali è previsto un ticket. 

Raggiunta quella somma, l’eccedenza risulterà gratuita, abolendo il ticket a prescindere dal tipo di prestazione richiesta. 

Si tratta di una proposta di difficile applicazione, a partire proprio dall’individuazione di una cifra che risulti al tempo stesso raggiungibile dai cittadini e sostenibile per il SSN. 

Al momento si tratta solo di ipotesi e intenzioni, dovremo attendere l’approvazione della Legge di Bilancio per capire in che modo verrà effettuata questa tanto attesa riforma del ticket sanitario. 

Nuove risorse si liberano anche per gli iscritti al Fondo ASIM

Qualora si materializzassero queste intenzioni, l’abolizione del super ticket avrebbe un impatto positivo diretto sulle risorse del Fondo ASIM che, dal 1 ottobre 2019, gestisce in autonomia i rimborsi ai propri iscritti del 100% dei ticket pagati. 

Nuove risorse, quindi, da destare ad altre prestazioni per i lavoratori iscritti, si renderanno disponibili.

Fondo ASIM

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.
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