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Le donne in gravidanza e allattamento possono vaccinarsi contro la COVID-19?

Le donne in gravidanza e allattamento possono vaccinarsi contro la COVID-19

L’ISS ha aggiornato le linee guida relative alla vaccinazione anti COVID-19 per le donne in gravidanza e in allattamento. Vediamo cosa cambia. Intro. 

Dopo circa 10 mesi dall’inizio della campagna vaccinale nel nostro Paese, l’Istituto Superiore di Sanità si è nuovamente espresso in merito alla vaccinazione anti COVID-19 nelle donne in gravidanza e allattamento.

Lo scorso 24 settembre l’ISS ha infatti aggiornato le indicazioni sulla vaccinazione contro COVID-19 in gravidanza e allattamento, definendo premesse e indicazioni sulle modalità di somministrazione del vaccino

Fino ad ora, in assenza di linee guida ufficiali e di studi ritenuti affidabili, i medici ginecologi hanno seguito un principio di precauzione, consigliando alle proprie assistite di non sottoporsi alla vaccinazione se in stato di gravidanza o in allattamento (nonostante le posizioni delle associazioni di categoria, come vedremo), con i rischi che questa decisione comporta in termini di esposizione all’infezione .

Vediamo cos’è cambiato, e quali sono le indicazioni fornite dall’ISS in merito alla vaccinazione anti COVID-19 nelle donne in gravidanza e in allattamento

La posizione delle associazioni di categoria

In tutti questi mesi sono stati numerosi gli interventi da parte di medici e associazioni di categoria, con la richiesta di esaminare la questione e consentire alle donne in gravidanza di ricevere il vaccino contro la COVID-19, così come accade per altre patologie. 

Pensiamo, ad esempio, al vaccino contro difterite, tetano, pertosse (dTpa) – consigliato dalla 27a alla 36a settimana di gestazione – e quello contro l’influenza, che può essere effettuato in qualsiasi trimestre della gravidanza. 

Per maggiori informazioni sui vaccini in gravidanza e in età fertile, invitiamo a consultare la pagina dedicata sul sito del Ministero della Salute, qui

Tra le sigle più impegnate su questo fronte possiamo menzionare la SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e la AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), che in questi mesi hanno rilasciato numerose dichiarazioni e prodotto vari position paper, in collaborazione con altre realtà, per chiedere un intervento tempestivo al fine di estendere la vaccinazione anche alle donne in gravidanza e in allattamento

Già in un position paper del gennaio 2021, quindi nelle primissime fasi della campagna vaccinale, SIGO e AOGOI dichiaravano che

“Le donne gravide che non hanno una storia recente di infezione da COVID 19 e che hanno specifici fattori di rischio aggiuntivi, possono  considerare favorevolmente di ricevere il vaccino COVID 19, che è eseguibile in qualsiasi epoca di gravidanza.”

e che

“Le donne che allattano e non riportano una storia recente di infezione da COVID 19, possono considerare favorevolmente di ricevere il vaccino.”

Più di recente, in un altro Position Paper del 5 maggio 2021, le due associazioni rincaravano la dose, segnalando che 

“il rischio di mortalità materna nelle donne in gravidanza con infezione da COVID-19 è 22 volte maggiore rispetto alle donne senza infezione”

e che

“la gravidanza è un fattore di rischio significativo per ospedalizzazione e malattia grave da COVID -19, con un rischio più che raddoppiato di ricovero in terapia intensiva e di ventilazione invasiva per le donne gravide con COVID-19 rispetto alle donne infette in età fertile”.

La richiesta, in quel documento, consisteva nel considerare le donne in gravidanza come popolazione fragile, alle quali offrire quindi la vaccinazione contro la COVID-19, a prescindere dall’età e dalla condizione lavorativa.

Le nuove indicazioni dell’ISS

Come accennato all’inizio, nonostante il ritardo rispetto ad altri Paesi, come gli Stati Uniti e Israele, dove le donne in gravidanza e in allattamento sono state vaccinate, anche nel nostro Paese si è giunti finalmente ad un cambio di rotta

L’Istituto Superiore di Sanità, infatti, dopo aver analizzato diversi studi condotti in questi mesi sulla popolazione di donne in gravidanza o in allattamento vaccinate, ha pubblicato un aggiornamento delle linee guida, dove si legge, tra le altre cose, quanto segue: 

  • la somministrazione dei vaccini in gravidanza è immunogenica, sicura ed efficace, e l’esperienza di altre vaccinazioni suggerisce che, anche in questo caso, l‘efficacia possa essere analoga a quella rilevata tra le donne non in gravidanza;
  • i vaccini COVID-19 attualmente autorizzati sono tutti vaccini non vivi e vi è unanime consenso che non esista plausibilità biologica a sostegno di un possibile danno al neonato nutrito dal latte di madre vaccinata;
  • l’mRNA viene degradato rapidamente senza entrare nel nucleo cellulare e nel latte materno non è stata rinvenuta alcuna traccia di mRNA correlato al vaccino
  • i vaccini a vettore virale non sono in grado di replicare, per cui per tutti i vaccini autorizzati in Italia è biologicamente e clinicamente improbabile che possa verificarsi alcun rischio per i neonati allattati;
  • grazie alla dimostrazione della presenza di anticorpi anti  SARS-CoV-2 nel latte di donne vaccinate, è ipotizzabile che il lattante possa acquisire una protezione aggiuntiva contro l’infezione da SARS-CoV-2, anche se non è ancora noto il grado di protezione che questi anticorpi possono offrire al neonato;
  • le agenzie di salute pubblica e le società scientifiche a livello internazionale escludono una possibile associazione tra vaccino e problemi di fertilità.

Vediamo, ora, quali sono le nuove indicazioni sulla vaccinazione alle donne in gravidanza e allattamento:

  • si raccomanda l’estensione dell’offerta vaccinale, con vaccini a mRNA, a tutte le donne in gravidanza nel secondo e terzo trimestre che desiderino vaccinarsi;
  • ad oggi sono ancora poche le evidenze relative a vaccinazioni eseguite nel primo trimestre, per questo si raccomanda di somministrare i vaccini solo nel secondo e terzo trimestre, come accade ad esempio per il vaccino dTpa;
  • le donne a maggior rischio di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2 (es. professioniste sanitarie, caregiver) e/o a maggior rischio di sviluppare una malattia grave da COVID-19 (donne con fattori di rischio come età> 30 anni, BMI>30, comorbidità, cittadinanza di Paesi ad alta pressione migratoria) rimangono il target prioritario per la vaccinazione in gravidanza;
  • se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza dopo aver già ricevuto il vaccino, non c’è evidenza in favore dell’interruzione della gravidanza; 
  • se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può considerare di ritardare la seconda dose fino al secondo trimestre;
  • le donne che allattano possono vaccinarsi, senza alcuna necessità di interrompere l’allattamento;
  • la donna che allatta deve essere informata che la vaccinazione non espone il lattante a rischi e gli permette di assumere, tramite il latte, anticorpi contro SARS-CoV-2;
  • il neonato allattato da madre vaccinata deve seguire il suo calendario vaccinale senza alcuna modifica.

Per tutti i dettagli, consigliamo la lettura del rapporto completo, qui e la consultazione della pagina dedicata all’argomento sul sito Epicentro dell’ISS, qui.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.