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Verzari SSN e Coronavirus-cover

L’epidemia che ha colpito il nostro Paese e il resto del mondo, ha creato danni enormi, segnando uno spartiacque tra il passato e il futuro, tra la vita prima e dopo il Coronavirus

Emergenza sanitaria di proporzioni bibliche, la pandemia ha causato e sta causando il dramma di migliaia di morti in tutto il mondo. 

Nel nostro Paese, dove si è manifestato colpendo generalmente ma con una più accentuata incidenza in alcune Regioni – al centro di una bulimia mediatica a tratti irrispettosa – ha anche rappresentato, purtroppo, una cartina di tornasole dello stato in cui versa il nostro Servizio Sanitario Nazionale. 

Strutture obsolete, organici ridotti all’osso, assenza di una strategia di medicina territoriale, scarsità di mezzi e dispositivi essenziali (es. ventilatori polmonari nelle terapie intensive), tutti limiti del SSN che da anni andiamo segnalando, che hanno inevitabilmente condotto ad un disastro annunciato.

In questo contesto caotico, pieno di incertezze e con mezzi e sistemi di sicurezza spesso inadeguati, hanno operato: medici, infermieri, operatori sanitari, personale addetto ai servizi di pulizia e sanificazione, addetti alla ristorazione, assistendo un numero di pazienti in alcuni casi impressionante.   

Non ci stancheremo mai di dirlo, ma l’Italia è stata per decenni invidiata dal resto del mondo per il SSN, un sistema in grado di offrire assistenza sanitaria universale a tutti, nessuno escluso, ma che è invecchiato molto male a causa di scelte politiche molto discutibili e gestione poco oculata. 

Nel 2019 abbiamo festeggiato, doverosamente e con orgoglio, i 40 anni del SSN, che nell’ultimo decennio ha assistito a una involuzione atroce, frutto di un graduale definanziamento e di una distribuzione delle responsabilità tra Stato centrale e Regioni alquanto stridente. 

Sì, perché la definizione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) avviene a livello centrale, ma a garantire questi servizi sono le Regioni e le strutture sanitarie locali, che dipendono però da un sistema di finanziamento non lineare, tale da generare non poche iniquità e, come diretta conseguenza, da far lievitare la spesa sanitaria out of pocket

Quanto sopra è aggravato ancor di più dal fatto stesso che i LEA, spesso, non hanno compiutamente seguito quella naturale correlazione e riqualificazione rispetto alla dinamica dell’ageing del nostro Paese, prevedendo, concretamente dunque, i necessari aggiornamenti e adeguamenti delle prestazioni essenziali da assicurare

Solo negli ultimi mesi, anche pre Covid-19, bisogna ammetterlo, abbiamo assistito a una lieve, ma innegabile, inversione di tendenza, con l’aumento dei finanziamenti e progetti di riorganizzazione strutturale che definire necessari è un pallido eufemismo. 

A tutto questo hanno fatto seguito le misure annunciate dal Ministro Speranza in occasione della presentazione del Decreto Rilancio, pari a 3.250 milioni di euro da destinare al SSN

Nel leggere l’elenco delle misure previste ci si rende conto che l’azione di governo è finalizzata a coprire, almeno in parte, proprio quei buchi che hanno contribuito a produrre il disastro a cui abbiamo fatto riferimento prima e a cui tutti hanno assistito. 

Più soldi per nuove assunzioni, potenziamento della medicina territoriale, attraverso la creazione di 9.600 posti di lavoro per infermieri di comunità, e il finanziamento dei servizi domiciliari – dei quali abbiamo urgentemente bisogno essendo un Paese che, come abbiamo detto, invecchia e in cui la percentuale dei soggetti affetti da malattie croniche aumenta a dismisura ogni anno – la creazione di nuovi posti di terapia intensiva

La strada intrapresa appare sicuramente quella giusta, anche se ancora molto deficitaria, ma in questo momento la priorità è rinforzare il SSN finalizzando i provvedimenti strutturali necessari a sostenerlo nel carico ordinario e straordinario di interventi al quale è, e potrebbe essere, sottoposto, qualora dovesse esserci un ritorno dell’epidemia nel prossimo autunno. 

In questo contesto risulta altresì di fondamentale importanza anche il ruolo che può e deve sostenere l’Assistenza Sanitaria Integrativa che per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, soprattutto poveri e con redditi esigui, già oggi risulta una risorsa essenziale 

Non possiamo più permetterci errori, altrimenti il disastro sarà inenarrabile. 

In questi mesi abbiamo vissuto in un contesto di incertezze tra paure, tensioni, emozioni che in ogni momento delle giornate traevano sintesi nelle immagini o notizie drammatiche che ci ha mostrato questa pandemia. 

Una tragedia di queste dimensioni deve farci tutti riflettere, ma non voglio certamente usare frasi retoriche ricordando le immagini tristi viste in questo dramma.  

Mi ha colpito invece in modo particolare una delle tante situazioni vissute e raccontate nei momenti più difficili affrontati durante la pandemia. 

Quando ho sentito le parole di medici che a causa del numero impressionante di pazienti da assistere e della gravissima carenza di spazi, di personale e di strumenti, si sono sentiti addosso il rischio reale di trovarsi nella possibile, disumana, condizione di dover scegliere a chi dare la possibilità di vivere e a chi negarla. 

Ebbene io credo che per ogni individuo la tutela della salute, del lavoro e  della sicurezza siano beni incommensurabili da garantire e tutelare in quel patrimonio complessivo di beni che costituisce la dignità.

Non c’è progresso senza dignità.

Intervento di Marco Verzari, Presidente Fondo ASIM

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