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terapia intensiva

Come funziona la terapia intensiva e a cosa serve? Approfondiamo insieme un tema divenuto centrale nel dibattito pubblico a causa del nuovo Coronavirus. Intro. 

In queste ultime settimane è entrato nel dibattito pubblico il trattamento di terapia intensiva. 

In effetti, a causa della diffusione dei contagi di SARS-COV-2, è aumentato il ricorso alla terapia intensiva per ospitare i pazienti che presentano sintomi gravi della malattia COVID-19, creando un’emergenza nell’emergenza. 

I posti in terapia intensiva disponibili negli ospedali pubblici italiani sono ridotti e, con l’aggravarsi della situazione, risultano insufficienti a rispondere alle esigenze attuali e future. 

È importante ricordare che in terapia intensiva non vengono trattati solo i pazienti COVID-19 che versano in condizioni critiche, ma anche altre persone che hanno subito un trauma di diversa natura (ad esempio, un grave incidente automobilistico), questo vuol dire che i posti disponibili vanno gestiti in modo molto oculato. 

Ma in cosa consiste la terapia intensiva? Approfondiamo insieme. 

Cos’è la terapia intensiva

A partire dai primi anni ‘60 hanno iniziato a diffondersi, nelle strutture ospedaliere, i reparti di rianimazione e terapia intensiva, al cui interno ospitare pazienti in condizioni critiche e in fin di vita

Il compito della terapia intensiva, quindi, è garantire assistenza h24 ai pazienti che presentano un quadro clinico molto critico e non possono essere trattati con percorsi terapeutici nei reparti “tradizionali”

Vengono condotti nei reparti di terapia intensiva i pazienti politraumatizzati, quelli che hanno subito un trauma violento, chi ha subito un intervento chirurgico che ha presentato complicazioni, chi è affetto da una grave infezione

Insomma, soggetti che necessitano di terapie di supporto per garantire le funzioni vitali e consentire, si spera, un lento recupero delle stesse. 

Come funziona la terapia intensiva

Come accennato, in terapia intensiva vengono condotti solo pazienti gravi, in condizioni critiche e in fin di vita.

In poche parole, persone destinate a morte certa in assenza di terapie di supporto complesse. 

Quali sono queste terapie? Le indichiamo di seguito. 

Respirazione assistita 

La maggior parte dei pazienti presenti in terapia intensiva necessita di un supporto alla respirazione, ecco perché vengono attaccati a un respiratore artificiale, che sopperisce alle compromesse funzionalità polmonari. 

È quello che accade, ad esempio, con i pazienti contagiati dal nuovo coronavirus e che presentano sintomi molto gravi.

Viene inserito un tubo nella trachea polmonare, attraverso il naso o la  bocca, in modo che l’aria miscelata con un’adeguata quantità di ossigeno possa ventilare i polmoni.

Migliorando l’ossigenazione, si favoriscono anche tutte le altre funzionalità vitali, in particolare quelle cardiocircolatorie e neurologiche. 

L’obiettivo è duplice: mantenere in vita il paziente e consentire, in un periodo di tempo che varia di soggetto in soggetto, il ripristino delle funzionalità respiratorie autonome. 

Nutrizione e somministrazione di farmaci via catetere o sondino

Il paziente in terapia intensiva viene, quasi sempre, intubato, questo gli impedisce di assumere farmaci in forma solida e di nutrirsi autonomamente. 

Per questo motivo, si procede a una terapia farmacologica tramite un  catetere di infusione, posizionato il più delle volte in una grossa vena del torace o del collo (succlavia o giugulare interna). 

Per quanto riguarda la nutrizione, esistono due modalità principali

  1. tramite fleboclisi sostitutive, per  cui le sostanze nutritive di cui ha bisogno il paziente vengono introdotte nell’organismo attraverso un catetere; 
  2. per via enterale, ovvero tramite l’inserimento di un sondino  nasogastrico introdotto nello stomaco o nel duodeno tramite il naso. 

Monitoraggio e supporto delle funzionalità renali

Nutrendosi solo in forma liquida, è necessario assicurarsi che il paziente espella le sostanze in eccesso tramite una corretta perdita urinaria. 

Per questo motivo, si procede al monitoraggio delle funzionalità urinarie, e si predispone un catetere per aiutare a urinare e controllare qualità e quantità delle urine. 

Monitoraggio e prevenzione delle infezioni

I pazienti in terapia intensiva sono più esposti di altri a sviluppare infezioni a causa, ad esempio, della presenza, per lunghi periodi di tempo, di flebo, cateteri e sondini. 

Per questo motivo, è fondamentale tenere sempre sotto controllo la situazione e prestare una enorme attenzione all’igiene del paziente. 

Ecco spiegato il perché dell’isolamento di questi pazienti in reparti o stanze separate e le ragioni alla base dell’impossibilità, salvo rare eccezioni, di ospitare visitatori all’interno del reparto.  

Il ruolo della terapia intensiva

Lo  scopo di un reparto di terapia intensiva è far superare ai pazienti un periodo molto critico della loro malattia o condizione fisica, caratterizzato dalla compromissione delle normali funzioni vitali.  

L’obiettivo finale è sempre e solo uno: far uscire i pazienti da questo momento così buio e accompagnarli fino al raggiungimento di condizioni stabili che ne consentano il trasferimento nei reparti di degenza normali, dove seguire un percorso terapeutico che li condurrà, finalmente, fuori dall’ospedale. 

Si tratta di un reparto particolare, nel quale i pazienti non possono avere contatti con amici e familiari, per un periodo più o meno lungo del quale ricorderanno quasi nulla, a causa degli effetti dei sistemi di sedazione che vengono impiegati. 

Il personale impiegato in questi reparti deve unire alle competenze mediche, infermieristiche e sanitarie, anche una sensibilità e un approccio al paziente differente, che comprende l’interazione con i familiari, travolti a loro volta da una valanga di emozioni contrastanti e da una sensazione di ansia perenne difficile da gestire. 

Noi di ASIM vogliamo, oggi più che mai, sottolineare l’importanza che ricopre la terapia intensiva e il lavoro straordinario compiuto dal personale medico, dagli infermieri, dagli operatori socio-sanitari, dagli anestesisti, dai tecnici di laboratorio, dai radiologici e dai tecnici di medicina nucleare che, con i loro sforzi, permettono a tanti pazienti di uscire dal tunnel e vedere, finalmente, la luce

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