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terapia con il plasma anti covid-19

Nelle ultime settimane si è parlato molto – spesso in modo confuso – della terapia con il plasma per curare i pazienti affetti da COVID-19. Ma come funziona? Scopriamolo insieme. Intro. 

In attesa dello sviluppo di un vaccino, la comunità medica e scientifica è alla ricerca continua di una terapia efficace contro il COVID-19. Una di quelle di cui si è più dibattuto nelle ultime settimane è la terapia con il plasma

Come si legge in un opuscolo pubblicato agli inizi di aprile dall’Istituto Superiore di Sanità (lo trovi qui)

“È in corso di consolidamento l’evidenza preliminare che la trasfusione di plasma da soggetti convalescenti a soggetti malati di SARS-CoV-2 possa avere una efficacia terapeutica.”

Ma in cosa consiste la terapia con il plasma, come viene ricavato quest’ultimo, ed in che modo agisce sul virus? 

Approfondiamo insieme. 

Cos’è il plasma 

Per capire in cosa consiste la terapia con il plasma è necessario sapere cos’è il plasma. 

Il nostro sangue è composto da una parte liquida, chiamata appunto plasma, che contiene enzimi, proteine, vitamine, ormoni e così via, e da una parte solida, formata invece da globuli rossi, bianchi, e piastrine.

Quindi, il plasma è la parte liquida del nostro sangue, privata dei globuli e delle piastrine

Chiarito questo punto, possiamo andare più nel dettaglio della terapia con il plasma anti COVID-19. 

In cosa consiste la terapia con il plasma

Abbiamo visto che con il termine plasma si indica la parte liquida del nostro sangue, privato di una serie di componenti. 

La terapia con il plasma, quindi, si basa sull’impiego di questo elemento, ovviamente di origine umana. 

Nello specifico, si preleva del sangue da soggetti che hanno avuto una malattia infettiva – in questo caso il COVID-19 – sono guariti e, di conseguenza, hanno sviluppato un’immunità, i famosi “anticorpi”

Per questo motivo si parla di “plasma iperimmune”, perché contiene degli anticorpi prodotti da un soggetto che ha superato l’infezione

L’impiego del plasma raccolto dai pazienti che si sono ripresi da una malattia infettiva non è una novità nella medicina, anzi, è una tecnica utilizzata già da diversi decenni, soprattutto a livello empirico. 

Durante un’emergenza sanitaria, come quella che stiamo vivendo, si può ricorrere a una terapia con il plasma per curare i soggetti che presentano condizioni di salute critiche, ed è quello che si è proposto di fare, in via ancora sperimentale, per curare il COVID-19

Ciò nonostante, è importante chiarire che non è, e non può essere, la terapia risolutiva. 

Vediamo perché. 

Terapia con il plasma anti COVID-19: alcuni chiarimenti

Purtroppo in questi mesi di confusione ed emergenza siamo stati bombardati da informazioni, molto spesso errate, false o poco accurate, e lo stesso è capitato con la terapia con il plasma

In effetti, presentata spesso come la soluzione definitiva a tutti i nostri problemi nell’immediato, questa cura non è in realtà adeguata ad una applicazione di massa, su larga scala

In poche parole, non possiamo immunizzare tutto il Pianeta con il plasma iperimmune. Almeno, non nel breve periodo. 

Perché? Beh, per due ragioni molto semplici: 

  • Per produrre il plasma iperimmune è necessario che qualcuno si ammali – o che contragga il virus anche se asintomatico – quindi sviluppi degli anticorpi in misura sufficiente per essere efficaci. Quindi, a differenza del vaccino, non ci protegge dal contagio, ma entra in gioco in un secondo momento.
  • Secondo le stime disponibili fino ad ora, solo circa il 30% dei potenziali donatori risulta idoneo, ovvero presenta un “adeguato titolo sierico di anticorpi specifici”

Ecco perché la terapia con il plasma rappresenta una procedura di emergenza, molto utile in ambienti controllati e in studi clinici randomizzati. 

Infatti, come abbiamo già spiegato per quanto riguarda lo sviluppo dei vaccini, una terapia non può essere messa in atto senza prima passare per una serie di test, fondamentali per analizzarne l’efficacia e la sicurezza. 

Ad esempio, il plasma deve essere analizzato per verificare che risulti negativo a diverse patologie, come HIV, HCV, HBV sierologica e molecolare, Sifilide sierologica. 

Inoltre, è necessario ricordare che, al momento, la raccolta del plasma dai soggetti guariti avviene in deroga alle normali norme previste per il prelievo di sangue per donazione, con tutti i rischi che questo comporta. 

Infine, i dati a disposizione della comunità medica e scientifica sono ancora troppo scarni, e non esistono delle linee guida precise sull’impiego del plasma, sulla platea di soggetti più predisposti alla guarigione, sulle dosi e sulle modalità di somministrazione. 

Il position paper italiano sulla terapia con il plasma

L’Italia, essendo uno dei Paesi più colpiti dall’epidemia, svolge un ruolo centrale nello studio del virus e della malattia. 

In un position paper pubblicato in data 26 marzo 2020, a cura di Patrizia Accorsi, Pierluigi Berti, Vincenzo de Angelis, Giustina De Silvestro, Luca Mascaretti, Angelo Ostuni in rappresentanza di SIMTI e SIdEM, vengono riportate le modalità di raccolta e produzione del plasma iperimmune, chiarendo però un punto molto importante

Si legge, infatti

“Va chiarito che in questo gruppo vengono selezionate persone con lo scopo di produrre plasma iperimmune da convalescenti e che quindi la finalità della raccolta del prodotto è esclusivamente legata alla realizzazione del protocollo clinico in esame e non alla produzione di plasma per uso clinico in generale.”

Come vedi, la produzione del plasma è finalizzata a trial clinici, e non alla diffusione generale. 

L’impegno dell’ISS e dell’AIFA

In un comunicato stampa del 7 maggio, si legge che Istituto Superiore di Sanità e AIFA, sono impegnati nello sviluppo di uno studio nazionale comparativo (randomizzato) e controllato per valutare l’efficacia e il ruolo del plasma ottenuto da pazienti guariti da COVID-19 con metodica unica e standardizzata. 

Questo progetto consentirà di ottenere evidenze scientifiche solide sul ruolo che può giocare l’infusione di anticorpi in grado di bloccare l’effetto del virus e che sono presenti nel plasma di soggetti guariti dall’infezione da nuovo coronavirus.

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