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Part time ciclico: cos'è e come funziona il trattamento contributivo

Una tipologia contrattuale poco nota, ma molto diffusa, nel nostro Paese è il part time ciclico. In cosa consiste, e come viene regolamentato? Vediamolo insieme. Intro. 

Il mondo del lavoro, in Italia, è caratterizzato da una moltitudine di tipologie contrattuali, alcune a favore dei lavoratori dipendenti, altre a vantaggio esclusivo dei datori di lavoro.

Una forma di contrattazione poco conosciuta, ma ampiamente diffusa in alcuni settori produttivi, è il part time ciclico, argomento dibattuto nei mesi scorsi dai Sindacati e dalla giurisprudenza.

Al centro della questione, la richiesta all’ente previdenziale INPS di riconoscere ai lavoratori assunti con contratto di part time ciclico i contributi per l’intero anno, e non solo per il periodo in cui hanno prestato servizio.

Prima di approfondire la questione di carattere legale, cerchiamo di capire cos’è il part time ciclico.

Cos’è il part time ciclico

Il part time ciclico, altrimenti detto multi-periodale, è un particolare modello di contratto di lavoro a tempo parziale, distinto dai tradizionali part time orizzontali e verticali, perché non basato sul monte orario giornaliero ma annuale.

In pratica, invece di lavorare solo per una parte della giornata o della settimana, si è attivi solo in determinati periodi dell’anno, a seconda delle esigenze dell’azienda.

Può capitare, quindi, che il lavoratore debba lavorare full time in alcuni periodi dell’anno e part time in altri, oppure di lavorare full time per 8 mesi (ad esempio) e restare in pausa per i restanti 4.

Un esempio classico in cui si utilizza la forma del part time ciclico è il settore ricettivo/alberghiero, che ha delle esigenze differenti nei vari periodi dell’anno, che si traducono in un aumento o riduzione della forza lavoro impiegata in struttura.

Part time ciclico e contributi previdenziali

Come accennato all’inizio dell’articolo, il part time ciclico è, ormai da decenni, al centro di discussioni e scontri tra le parti sociali, la giurisprudenza e l’ente previdenziale INPS, creando non pochi disagi ai lavoratori.

Alla base della battaglia c’è il riconoscimento del periodo non lavorato ai fini del calcolo della contribuzione previdenziale.

Secondo l’INPS, infatti, rientrano nel calcolo per l’anzianità previdenziale solo i periodi di effettivo lavoro, mentre la controparte ha più volte richiesto il calcolo totale per due ragioni, principalmente:

  1. Non dovrebbero esistere le condizioni discriminatorie tra lavoratori assunti a tempo pieno, con contratto di lavoro part time orizzontale e part time ciclico. In effetti, non è il lavoratore a decidere di distribuire il tempo di lavoro diversamente, ma è frutto delle esigenze aziendali e settoriali;
  2. Il monte ore di lavoro effettivo dei lavoratori in part time orizzontale e di quelli in part time ciclico è lo stesso, viene solo distribuito in modo differente.

Part time ciclico: anzianità contributiva inferiore

Il problema, molto gravoso per i lavoratori in part time ciclico, derivante dall’atteggiamento dell’INPS è la maturazione di una inferiore anzianità contributiva previdenziale.

Cosa vuol dire?

Se il lavoratore in part time ciclico lavora, per esigenze strutturali, 8 mesi su 12, non maturerà un anno di anzianità ai fini pensionistici, ma solo 8 mesi.

Il calcolo è semplice, ogni 3 anni perderà, di fatto, un anno di anzianità contributiva, che ha come effetto immediato l’allontanamento della maturazione dell’età contributiva per andare in pensione.

Sentenze della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione si è più volte espressa, su ricorso effettuato da gruppi di lavoratori, in merito alla questione, invitando l’INPS a riconoscere nel calcolo dei contributi di anzianità anche i periodi non lavorati.

Sono diverse le sentenze della Corte di Cassazione – Cass. Sez. lavoro n. 23948 e n. 24647 del 2015; Cass. Sez. lavoro n. 8565 e n. 21376 del 2016 – alle quali va aggiunta anche quella emessa dal tribunale di Busto Arsizio il 16 gennaio scorso (n. 16/2017), che condannano l’INPS a cambiare il proprio approccio.

Purtroppo, la risposta dell’ente è sempre la solita, ovvero che continuerà a calcolare solo i periodi di effettivo lavoro, fino a quando non ci saranno degli adeguamenti normativi in merito alla questione.

Part time ciclico e contributi al Fondo Asim

Di seguito riportiamo la Circolare numero 1/2017 del 26 Luglio 2017, con oggetto le disposizioni in merito al Trattamento Contributivo dei contratti Part Time Ciclici.

Il documento sottolinea come, in caso di Part Time Ciclico (ad esempio quelli legati a servizi presso istituti scolastici), i contributi al Fondo ASIM a favore dei lavoratori interessati – quindi quelli con un contratto multiservizi – non dovranno subire interruzioni.

Se sei iscritto al Fondo Asim  verifica se nella tua busta paga è indicato il versamento della quota al Fondo –  ti invitiamo a scaricare il PDF completo della comunicazione per maggiori delucidazioni.

Scarica qui il documento: Circolare numero 1⁄2017 del 26 luglio – Trattamento Contribuzione Part Time Ciclici

Fondo ASIM

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.
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