livello istruzioni speranza di vita

I dati Istat confermano un rapporto tra decessi, speranza di vita e livello d’istruzione, evidenziando l’esistenza di un problema sociale molto grave. Approfondiamo insieme. Intro. 

L’età media dei cittadini italiani è andata crescendo nel corso dell’ultimo secolo, in particolare dagli anni ‘50 in poi, anche grazie alla qualità del servizio sanitario nazionale.

Ciò nonostante, i livelli di salute risultano diseguali lungo lo stivale, con picchi negativi nelle Regioni del Centro Sud, a causa principalmente di differenze socio-economiche, ma non solo.

Infatti, secondo quanto riportato nell’ “Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione”, pubblicato nella Rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, le persone poco istruite vivono meno a lungo:

“le persone meno istruite hanno un’aspettativa di vita inferiore di tre anni rispetto a quelle più istruite”.

Un tema complesso, che richiede un approfondimento.

La percezione degli italiani

L’Atlante è stato redatto al fine di ottenere un quadro esaustivo delle disuguaglianze di mortalità in Italia per livello di istruzione e per area geografica.

In effetti, se da un punto di vista analitico e statistico queste disuguaglianze risultano molto evidenti, la percezione nella popolazione è minima, più concentrata su altro.

Ad esempio, si tende a dare molto peso alle disuguaglianze di carattere economico – banalmente, i cittadini “ricchi” hanno più facilità di accesso alle cure mediche rispetto al “popolo” – ma difficilmente si punta l’attenzione sul gap di tipo culturale.

Sia chiaro, nessuno nega che i cittadini meno abbienti abbiano maggiori difficoltà ad accedere a cure mediche, in particolare se di carattere specialistico; ne abbiamo discusso in un precedente articolo dedicato al tema della rinuncia alle cure.

Eppure, con questo documento l’Istat ha voluto far emergere un elemento non ancorato (non del tutto, almeno) alla componente reddituale del soggetto o della famiglia, ovvero il titolo di studio.

Un tempo solo una piccola fetta della popolazione poteva investire nella propria istruzione superiore, oggi invece l’accesso alle scuole pubbliche è trasversale, se si escludono alcune situazioni più complesse ma, in termini percentuali, marginali.

Speranza di vita in Italia: il legame con il titolo di studio

Nell’Atlante si legge quanto segue:

“Il 18,3% della mortalità generale tra gli uomini e il 13,4% tra le donne è dovuta a un basso livello d’istruzione, al netto della struttura per età della popolazione. Questa tendenza generale varia nel territorio nazionale: le regioni in cui è più elevata la mortalità attribuibile a un basso livello titolo di studio sono Liguria, Molise, Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia tra le donne; Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Molise tra gli uomini.”

Questo grafico rende più facile visualizzare il dato appena riportato.

mortalità livello di istruzione

Risulta molto evidente il rapporto tra titolo di studio e speranza di vita, così come il differenziale di genere tra uomini e donne.

Mortalità in Italia: il legame con il titolo di studio

Abbiamo appena visto il legame tra speranza di vita e livello di istruzione, che sottolinea l’evidenza di un problema reale.

Le persone meno istruite vivono meno a lungo, in media circa 3 anni, come già indicato all’inizio dell’articolo.

Vediamo, ora, come un titolo di studio basso, quindi una bassa scolarizzazione, si traduce in numeri di decessi.

Per praticità, riportiamo il dato complessivo dell’Italia, ma ti invitiamo a consultare le tabelle contenute all’interno dell’Atlante per avere uno scenario completo.

decessi in Italia - livello istruzione uomini donne

decessi in Italia - livello istruzione uomini donne

La tabella in alto è relativa agli uomini, quella in basso alle donne.

L’indicazione presente nella seconda colonna a sinistra – High, Medium, Low – si riferisce al livello di istruzione, dove ovviamente Low sta per basso, Medium per medio e High per elevato.

Come si può leggere nella parte conclusiva dell’atlante:

“Si è scelto di classificare il livello di istruzione nelle 3 modalità: alto, medio e basso, tenendo conto, del titolo di studio conseguito e dell’anno di nascita dell’individuo. Tale scelta è stata fatta per tener conto della riforma del sistema scolastico del 1962 con la quale fu istituita la scuola media unica, che divenne gratuita e obbligatoria.”

Pare evidente – e anche avvilente, bisogna ammetterlo – che un basso livello di istruzione è collegato ad un numero di decessi molto maggiore rispetto agli altri due.

Queste proporzioni le ritroviamo in tutte le casistiche, quindi a prescindere dalla patologia che causa il decesso.

Rapporto tra istruzione e aspettativa di vita: un trend che si può invertire

Il rapporto tra livello d’istruzione, speranza di vita e mortalità segnala l’esistenza di un problema sociale e politico, prima ancora che sanitario.

Sì, perché un sistema sanitario nazionale di buona qualità può offrire prestazioni migliori e generare una aspettativa di vita sempre maggiore, ma non può influire sul nostro livello d’istruzione e culturale.

Il dibattito pubblico e politico dovrebbe concentrarsi su questo tema, per rimettere al centro l’importanza dell’istruzione, della formazione, della cultura, spesso mortificate.

Lavorare su questi aspetti può produrre migliori condizioni di vita e di salute dei cittadini.  

I dati lo confermano.

Fondo Asim

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.
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