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Quale impatto ha la COVID-19 sulla salute mentale

Secondo diversi studi effettuati in questi mesi, la pandemia ha causato un aumento considerevole dei disturbi mentali. Approfondiamo insieme. Intro. 

Durante questi lunghi mesi caratterizzati dalla pandemia si è prestata una enorme attenzione agli effetti del contagio sulla salute fisica dei cittadini, tralasciando un po’ gli aspetti legati ai disturbi mentali. 

In effetti, come ricorda anche l’ISS in un rapporto datato 6 maggio 2020, quindi nella cosiddetta fase 1 della pandemia, 

“durante eventi epidemici vi è un elevato rischio di sviluppare disturbi d’ansia, depressione, comportamenti auto- ed etero-aggressivi”

Purtroppo, ad oggi sono ancora pochi gli studi sull’impatto della COVID-19 sulla salute mentale degli individui, a causa, sostanzialmente, di una scarsità di dati e di casi da analizzare. 

Ciò nonostante, le ricerche finora condotte sottolinea l’aumento considerevole di episodi depressivi, d’ansia e disturbi del sonno

Approfondiamo. 

I principali fattori di rischio psicosociale

Gli studi condotti in questi mesi che hanno indagato l’impatto della COVID-19 sulla salute mentale degli individui non si è limitato ad analizzare i soggetti positivi al virus, allargando il campo d’azione. 

In effetti, quello che interessa capire alla comunità medico-scientifica è la presenza o meno di un rapporto di causa-effetto tra l’epidemia e l’aumento dei casi di depressione, disturbi d’ansia e del sonno

Il punto di partenza è l’analisi del contesto nel quale i soggetti analizzati vivono da mesi, che poi è il medesimo per tutti: 

  • lockdown;
  • quarantena;
  • distanziamento sociale;
  • stress economico;
  • disoccupazione;
  • lutto;
  • perdita del ruolo e del lavoro;
  • rottura delle relazioni.

Tutti abbiamo dovuto adeguarci ad un simile contesto, ma è evidente che per alcune categorie l’impatto sulla salute mentale è stato ed è più gravoso. Pensiamo, in particolare, agli operatori sanitari, gli studenti, i familiari dei pazienti affetti da COVID-19, i pazienti stessi e, ovviamente, i soggetti affetti da disturbi mentali pregressi

L’esperienza delle epidemie del passato

Come accennato prima, e sottolineato anche dall’ISS, “sappiamo ancora poco sul rapporto tra fasi epidemiche, adozioni di politiche sanitarie e impatto psicologico sulle popolazioni”

La prima fonte di informazioni alla quale attingere è l’analisi di quanto accaduto in passato, ad esempio durante la grande pandemia del 1918 o le più recenti epidemie di SARS e Ebola

A differenza dell’epidemia in corso, però, la spagnola di un secolo fa si diffuse in un contesto molto meno strutturato in termini sanitari, scientifici e di welfare, quindi i dati sono davvero pochi

Per quanto riguarda SARS e Ebola, invece, l’unico dato che possiamo estrapolare da quelle esperienze è che, con ogni probabilità, la domanda di interventi psicosociali aumenterà notevolmente nei prossimi mesi e anni

Cosa sappiamo sull’impatto della COVID-19 sulla salute mentale

Cosa sappiamo più di ieri? Beh, come accennato in questi mesi sono stati condotti alcuni studi, anche con la partecipazione dell’Istituto Superiore di Sanità, tramite il lavoro svolto dal Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute mentale

Un esempio è lo studio condotto a giugno dal Registro Nazionale Gemelli (RNG), gestito all’interno del Centro, che ha avviato un’indagine sulla popolazione di gemelli, dalla quale è emerso “un evidente impatto della pandemia sulla condizione di salute mentale, in termini di stress percepito e presenza di sintomi ansiosi e depressivi”:

  • l’11% del campione ha manifestato sintomi depressivi;
  • il 14% ha manifestato sintomi da stress;
  • I livelli di ansia invece sono risultati oltre il range di normalità nella metà circa dei soggetti esaminati;
  • per quanto riguarda i gemelli tra gli 11 e i 17 anni, il 16% ha dormito peggio durante il periodo di lockdown;
  • il 13% ha dichiarato di essersi sentito abbastanza spesso triste e l’11% di essersi sentito abbastanza spesso solo.

Un altro studio molto interessante, al quale ha preso parte anche l’ISS, è quello condotto dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

“I risultati, ottenuti su un campione di 20.720 partecipanti, evidenziano che durante il lockdown sono aumentati i livelli di ansia, depressione e sintomi legati allo stress, soprattutto nei soggetti di sesso femminile. Inoltre, la durata dell’esposizione al lockdown ha rappresentato un fattore predittivo significativo del rischio di presentare peggiori sintomi ansioso-depressivi.”

L’impatto della COVID-19 sugli operatori sanitari: lo studio HEROS

Abbiamo prima ricordato che alcune categorie sono state, sono tutt’ora e continueranno ad essere più esposte non solo al rischio contagio, ma anche agli effetti della pandemia sulla salute mentale

Ci riferiamo, in particolare, agli operatori sanitari, eroi che, indefessi, stanno combattendo da mesi il virus per garantire cure mediche e sanitarie a tutti i cittadini. 

Ecco perché l’Istituto Superiore di Sanità, tramite il Centro di Riferimento per le Scienze comportamentali e la Salute mentale prima menzionato, ha preso parte ad uno studio realizzato da 28 Paesi, lo studio HEROS, con il quale si intende

“Mettere in risalto le difficoltà e i problemi incontrati dagli operatori sanitari durante l’epidemia da COVID-19, supportare il loro ruolo, e produrre risultati che possano indirizzare azioni e politiche di sostegno rivolte agli operatori stessi e alla riorganizzazione dei servizi.”

Valutare il carico di stress al quale sono sottoposti gli operatori sanitari è un passaggio fondamentale per studiare l’impatto dell’epidemia sulla loro salute mentale. 

Qui puoi trovare tutti i link agli studi citati e ai vari rapporti dell’ISS. 

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