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Cos'è l'elettromiografia e a cosa serve

In cosa consiste una elettromiografia, come si esegue e perché viene prescritta? Scopriamolo insieme in questo articolo. Intro. 

Per misurare l’attività muscolare, e individuare eventuali danni di tipo neurologico, viene spesso prescritto un esame chiamato elettromiografia

Tramite questo esame, come vedremo più nel dettaglio nel corso dell’articolo, si verifica la produzione di impulsi elettrici nel muscolo in condizioni di riposo e di contrazione, attraverso uno strumento che per certi versi può ricordare un elettrocardiogramma.

Si tratta, quindi, di una rappresentazione grafica delle oscillazioni elettriche registrate nei muscoli

L’elettromiografia non è un esame di routine, viene prescritto solo a determinate condizioni, perché è una procedura invasiva, che prevede l’inserimento di piccoli aghi nei muscoli da analizzare. 

Vediamo insieme, quindi, cos’è l’elettromiografia, a cosa serve e come si esegue. 

Cos’è l’elettromiografia

Come accennato all’inizio dell’articolo, l’elettromiografia è la rappresentazione grafica e lo studio delle caratteristiche elettriche dei muscoli

Il muscolo, quando è a riposo, non produce impulsi elettrici. Al contrario, quando è attivo, come durante una contrazione o una stimolazione, viene generata una corrente elettrica e gli impulsi possono essere registrati su un oscilloscopio, un monitor che visualizza l’attività elettrica sotto forma di onde (simili, come detto, ad un elettrocardiogramma). 

Questa registrazione visiva viene chiamata, appunto, elettromiografia o EMG. È possibile, inoltre, accompagnare l’esame anche con un monitoraggio uditivo, grazie all’impiego di un amplificatore audio.

Come si esegue una elettromiografia

Per eseguire una elettromiografia è necessario inserire uno o più piccoli aghi, che di fatto sono degli elettrodi, attraverso la pelle nel muscolo da analizzare

Grazie agli elettrodi, si rileva l’attività elettrica generata dal muscolo, che viene quindi visualizzata sull’oscilloscopio.

Come si può leggere in questo utile documento redatto dalla SIMG, la Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, durante l’esame si misura l’attività elettrica del muscolo in tre fasi

  1. a riposo, per l’eventuale presenza di attività elettrica spontanea. Abbiamo già spiegato, infatti, che in condizioni di normalità un muscolo a riposo non produce attività elettrica; 
  2. a contrazione muscolare volontaria lieve, per l’analisi dei potenziali dell’unità motoria che vengono valutati in base alla loro ampiezza, durata e forma. In pratica, viene chiesto al paziente di contrarre il muscolo, per registrare l’attività elettrica;
  3. a contrazione muscolare volontaria progressivamente più intensa, fino alla contrazione massimale.

Il neurologo responsabile della procedura guiderà il paziente durante l’elettromiografia, indicandogli cosa fare (ad esempio quando contrarre il muscolo).

Come leggere una elettromiografia

In questa rappresentazione grafica elaborata dalla SIMG si può capire cosa accade durante l’esame, in condizioni di normalità o in presenza di una anomalia

elettromiografia

Semplificando al massimo, quando si inseriscono gli aghi nel muscolo si dovrebbe registrare, in condizioni di normalità, una totale inattività spontanea a riposo, una lieve oscillazione in seguito a una contrazione e una oscillazione molto netta durante una contrazione massima. 

In presenza di una anomalia, quindi di un danno neurologico, si noterà una attività spontanea a riposo, seppur lieve, e una oscillazione irregolare in seguito ad una contrazione lieve o intesa. 

La debolezza o l’atrofia muscolare è generalmente causata da una compromissione dei nervi che la forniscono, ovvero da disturbi neuropatici, come la sclerosi laterale amiotrofica e la poliomielite, o da una compromissione muscolare intrinseca o da una malattia muscolare primaria (miopatia)

Nei disturbi neuropatici, di solito c’è un aumento dell’attività spontanea durante il rilassamento muscolare (fibrillazione e fascicolazione), insieme a potenziali d’azione muscolare normali ridotti, alterati o assenti

Nelle miopatie si riscontra frequentemente una riduzione dell’ampiezza o della durata dei potenziali d’azione muscolari e un aumento della complessità della loro forma d’onda.

A cosa serve l’elettromiografia

L’elettromiografia consente, quindi, di misurare l’attività elettrica dei nostri muscoli, al fine di individuare eventuali anomalie

Ma quali sono i difetti e le anomalie che è possibile individuare attraverso questo esame? 

Riportiamo di seguito l’elenco redatto dalla SIMG:

  • Neuropatie da compressione:
    • nervo mediano al polso – comunemente nota come sindrome del tunnel carpale – e al gomito;
    • nervo ulnare al polso e al gomito; 
    • nervo radiale alla doccia di torsione dell’omero, altrimenti detta paralisi del sabato sera;
    • nervo sciatico popliteo esterno (SPE) al capitello peroneale;
    • nervo tibiale posteriore al canale tarsale, o sindrome del tunnel tarsale; 
    • nervo femorocutaneo laterale al legamento inguinale, o meralgia parestesia;
    • corda inferiore del plesso brachiale, altrimenti detta sindrome dell’egresso toracico. 
  • Neuropatie traumatiche: 
    • neuroaprassia: blocco della conduzione nervosa in assenza di perdita di continuità dell’assone, funzionale e transitorio;
    • assonotmesi: interruzione dell’assone e della guaina mielinica a valle della lesione (degenerazione walleriana), con conservazione di epinervio e perinervio e possibilità di rigenerazione assonale; 
    • neurotmesi: distruzione della continuità anatomica del nervo e compromissione del processo di rigenerazione.
  • mononeuropatie, mulți neuropatie, polineuropatie
    • mieliniche o assonali;
    • plessopatie;
    • radicolopatie;
    • malattie del motoneurone;
    • miopatie;
    • malattie della giunzione neuro-muscolare.

Ricordiamo che l’elettromiografia è solo un esame, grazie al quale individuare il punto in cui è presente una lesione o una anomalia, ma non fornisce nessuna informazione sulle cause

Per questo motivo, va inserito all’interno di un percorso più ampio, finalizzato alla diagnosi.

Come prepararsi all’esame

Come accennato, l’elettromiografia non è un esame di routine, viene prescritto solo quando è strettamente necessario, in quanto risulta lievemente invasivo, a causa principalmente dell’inserimento degli aghi nel muscolo. 

Ad ogni modo, non richiede una preparazione particolare, se si escludono alcune indicazioni molto semplici

Prima della procedura: 

  • in genere, non è richiesto il digiuno prima del test – in alcuni casi le sigarette e le bevande contenenti caffeina, come caffè, tè e cola possono essere limitate da due a tre ore prima del test;
  • è necessario informare il medico di tutti i farmaci (prescritti e da banco) e degli integratori a base di erbe che si stanno assumendo;
  • si deve informare il medico se si dispone di un pacemaker;
  • si consiglia di indossare abiti che consentano l’accesso all’area da testare o che siano facilmente rimovibili;
  • è opportuno smettere di usare lozioni o oli sulla pelle per alcuni giorni prima della procedura, o almeno il giorno dell’esame;
  • si devono rimuovere gioielli, occhiali e oggetti metallici che potrebbero interferire con la strumentazione. 

Durante la procedura: 

  • il neurologo individua il muscolo e il punto in cui inserire gli elettrodi;
  • prima di inserire gli aghi, la parte interessata viene disinfettata;
  • l’inserimento degli aghi non è particolarmente doloroso, ma si può avvertire un certo fastidio;
  • in caso di dolore eccessivo, è necessario informare il tecnico e il medico, perché potrebbe inficiare l’esito dell’esame;
  • il medico ti chiederà di eseguire alcuni movimenti per contrarre il muscolo interessato. 

Al termine della procedura, potresti avvertire alcuni dolori muscolari per circa un giorno. È importante informare il medico se si verificano dolore, indolenzimento, gonfiore o pus in aumento nei siti di inserimento dell’ago.