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Lavori socialmente utili

Per capire chi sono i lavoratori socialmente utili e quali attività svolgono, è fondamentale chiarire alcuni concetti basilari. Approfondiamo insieme l’argomento. Intro. 

Nel lontano 1981, con l’approvazione della legge 390/1981, vengono istituiti i cosiddetti lavoratori socialmente utili, altrimenti detti LSU.

Per comprendere in modo chiaro chi sono i lavoratori socialmente utili e quali siano le mansioni da essi svolte è necessario fare alcuni chiarimenti, a partire dalla definizione di Attività Socialmente Utili (ASU).

Prima di addentrarci nelle definizioni e nelle spiegazioni, riteniamo importante mostrare questo grafico elaborato dall’INPS.

numero lavoratori socialmente utili

Come evidenzia questa tabella, tra la seconda metà degli anni ‘90 e l’inizio degli ‘00 si registrarono i picchi storici di LSU iscritti alle liste.

A partire dal 2002 il numero è andato progressivamente calando, fino a raggiungere le 15 mila unità nel 2015, in pratica circa il 10% degli LSU presenti verso la fine dei ‘90.

Cosa ha prodotto quei picchi e cosa ha consentito di ridurre così tanto il numero dei lavoratori socialmente utili?

Vediamo di rispondere a questa e ad altre domande con il nostro articolo.

Continua a leggere.

Definizione di Attività Socialmente Utili (ASU)

Come abbiamo accennato all’inizio dell’articolo, per capire chi sono i lavoratori socialmente utili è necessario passare attraverso la definizione di lavori socialmente utili, o più correttamente Attività Socialmente Utili (ASU).

Cosa s’intende per Attività Socialmente Utili (ASU)?

Secondo quanto indicato sul sito del Ministero del Lavoro, per Attività Socialmente Utili (ASU) si intendono le attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di pubblica utilità.

Queste attività vengono svolte mediante l’utilizzo di particolari categorie di soggetti: i lavoratori socialmente utili.

Chi può accedere alle attività socialmente utili

Abbiamo appena detto che le attività socialmente utili vengono svolte impiegando personale che rientra in precise categorie.

Quali sono queste categorie?

  • lavoratori in cerca di prima occupazione;
  • disoccupati iscritti da più di due anni nelle liste di collocamento;
  • iscritti nelle liste di mobilità che non percepiscono l’indennità;
  • lavoratori percettori di trattamenti previdenziali (mobilità, CIGS, o altro trattamento speciale di disoccupazione).

Insomma, si tratta di persone che versano in uno stato di svantaggio nel mercato del lavoro e che, in questo modo, sono impiegati a beneficio di tutta la collettività.

Lavoratori socialmente utili: transitori (ex Fondo per l’occupazione) e autofinanziati

Come probabilmente hai notato leggendo la tabella dell’INPS inserita nella prima parte dell’articolo, i lavoratori socialmente utili si dividono in due categorie:

  • Transitoristi: LSU impegnati in attività socialmente utili approvate e finanziate dal Fondo sociale occupazione e formazione (ex Fondo per l’Occupazione);
  • Autofinanziati: LSU impegnati in attività socialmente utili a carico degli enti utilizzatori (Regioni, comuni, enti pubblici, ecc..).

Quindi, ci sono LSU che lavorano in progetti finanziati dalla comunità europea, e altri impiegati direttamente presso gli enti locali.

Perché si chiamano “transitoristi”?

Nel 1981, quando furono istituiti i lavoratori socialmente utili, la platea doveva essere limitata a chi era iscritto alla CIGS, e solo nel Mezzogiorno d’Italia.

Nel 1984, si estese il progetto a tutto il territorio nazionale, aumentando considerevolmente il numero di LSU iscritti alle liste.

Tra il 1991 e il 1994 si estende ancora di più la platea, comprendendo anche i lavoratori in mobilità, i disoccupati iscritti da più di 24 mesi nelle liste di collocamento, i lavoratori iscritti alle liste di mobilità con o senza indennità, le categorie di lavoratori individuati dalle commissioni regionali per l’Impiego e i lavoratori in disoccupazione speciale edile.

Insomma, tantissime persone, fino a toccare il picco di quasi 170 mila LSU nel 1999.

Un numero eccessivo, con conseguenti costi ingenti per le casse dello stato.

Per questa ragione si cominciò a ridurre il numero creando appunto il cosiddetto bacino dei lavoratori “transitoristi”, con l’obiettivo di stabilizzarli.

A partire dal 2000, infatti, cessa la possibilità di approvare nuovi progetti di attività socialmente utili e viene disciplinata la prosecuzione di quelli già in corso, mantenendo però

“la possibilità d’impiego diretto di lavoratori titolari di trattamenti previdenziali da parte delle pubbliche amministrazioni (articolo 7 del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468), cioè senza l’obbligo di predisporre uno specifico progetto limitatamente al periodo di durata del trattamento di cui sono titolari.”

Con la circolare n. 1 dell’11 gennaio 2019, il Ministero del Lavoro, e nello specifico la Direzione generale degli ammortizzatori sociali e della formazione, ha fatto chiarezza rispetto alle proroghe e alle procedure di stabilizzazione.

Se vuoi approfondire, la trovi qui.

Assegno di sussidio per Attività Socialmente Utili

I lavoratori socialmente utili hanno diritto ad un sussidio, chiamato Assegno di sussidio per Attività Socialmente Utili.

L’assegno è erogato dall’INPS su indicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che stipula, ogni anno, una convenzione con le regioni dopo aver individuato il numero dei lavoratori socialmente utili interessati.

L’importo è pari a € 580,14 mensili.

Il lavoratore deve essere impiegato per un massimo di 20 ore settimanali, per non più di 8 ore giornaliere.

Per i periodi di impegno in attività socialmente utili, viene riconosciuto l’accredito della contribuzione figurativa, utile al raggiungimento del requisito assicurativo per il diritto alla pensione.

Attualmente le Regioni che hanno ancora attivi i lavoratori socialmente utili a carico del FSOF sono soltanto sette:

  1. Basilicata;
  2. Calabria;
  3. Campania;
  4. Puglia;
  5. Sardegna;
  6. Sicilia;
  7. Lazio.

Può ricevere l’assegno chi ha un reddito massimo di € 3.718,49 lordi derivante da lavoro autonomo o collaborazione continuata e coordinata.

È, inoltre, cumulabile con chi ha un contratto di lavoro a tempo determinato parziale, nei limiti di € 309,87 mensili.

Non può, invece, accedere a questo sussidio chi ha un contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e chi riceve trattamenti pensionistici diretti e/o trattamenti di pensionamento anticipato.

Quali sono le mansioni svolte dai lavoratori socialmente utili

Abbiamo detto che gli LSU vengono impiegati in attività di pubblica utilità, ma quali sono queste attività?

I lavoratori socialmente utili sono coinvolti in progetti di:

  1. cura e assistenza all’infanzia, all’adolescenza, agli anziani, ai portatori di handicap, ai detenuti e ai tossicodipendenti;
  2. gestione e trattamento dei rifiuti solidi urbani e pulizia di luoghi pubblici, parchi, aree naturali;
  3. piani di recupero, conservazione e riqualificazione, di edifici a rischio, aree urbane o extraurbane, valorizzazione del patrimonio culturale, sviluppo del turismo.

Ovviamente, si tratta sempre di progetti riconosciuti di interesse generale.

Conclusioni

Speriamo di averti chiarito, in modo semplice, chi sono i lavoratori socialmente utili, di cosa si occupano e come vengono individuati e gestiti.

Per approfondimenti, ti invitiamo a consultare il sito del Ministero del Lavoro, qui.

Fondo ASIM

Il Fondo, costituito dalle parti sociali nel 2013, nasce in attuazione di quanto contenuto nel rinnovo del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi. L’Ente ha la natura giuridica di associazione non riconosciuta e non persegue fini di lucro. Il Fondo, operativo da ottobre 2014, ha lo scopo di garantire, ai lavoratori iscritti, trattamenti di assistenza sanitaria integrativa al Servizio Sanitario Nazionale.
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