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Servizi e opere pubbliche, due comparti non più contrapposti, ma complementari e sinergici per la ripartenza del Paese

Un importante confronto incentrato su “La qualità dell’opera pubblica e la qualificazione delle imprese” è stato organizzato lo scorso dicembre da Fondazione IFEL e il centro studi Cresme coinvolgendo il mondo delle Costruzioni insieme a quello dei Servizi.

Prendendo spunto dall’evento, vorrei riflettere su come, in questo momento storico, mettere intorno a un tavolo gli attori della ripartenza sia quanto mai utile per disegnare gli scenari futuri nel Paese.

Il tema della qualità dell’opera pubblica e la qualificazione delle imprese, contiene molti punti di contatto tra due mondi, quello dei lavori e quello dei Servizi – che sino a oggi vengono percepiti con diverso grado di valore, per non dire contrapposti, anche dal legislatore.

Senza immaginare, invece, che proprio dai punti in comune potrebbe derivare un sistema virtuoso in cui le regole degli appalti siano più snelle, ma non per questo meno attente alla qualità dell’esecuzione e ai requisiti delle imprese. 

Il mondo dei Servizi, per certi versi, è stato riscoperto durante la Pandemia (ce lo hanno riconosciuto il Presidente della Repubblica, il Santo Padre; come anche di recente i vertici di Confindustria o il ministro Boccia): lo abbiamo fatto emergere nel dialogo costante con le istituzioni e in un racconto quotidiano arrivato all’opinione pubblica senza quelle distorsioni che, per anni, hanno mostrato un lato poco edificante, per non dire opaco, delle imprese labour intensive.

Uno stigma che, forse, ci ha resi le prime vittime di una spending review decennale. Se c’erano costi da tagliare lo si è fatto molto sui Servizi. Questo non è più accettabile.  

Siamo stati resilienti negli anni, nonostante tutto: la stima di occupati nei Servizi supera le sedici milioni di unità rappresentando il 70% dei lavoratori del Paese, crescendo, nell’ultimo decennio, di circa sette punti percentuali pari a un milione di unità.

Ci troviamo ad affrontare una fase di maturità del Settore, oggi in grado di offrire servizi altamente specializzati e rispondenti a criteri di sostenibilità: l’avvento della Pandemia si è tradotto in un banco di prova per tutte le imprese del settore, dimostrando flessibilità e resilienza nonostante la sofferenza di alcuni comparti e il contingentamento di altri che, di conseguenza, hanno abbassato la domanda di Servizi (vedi il turismo, la scuola  e i riflessi dello smart working su immobili pubblici e privati).

Occorre far comprendere come i Servizi, oggi, non siano più una commodity, non sono un elemento accessorio: c’è maggiore consapevolezza nel Comparto e la qualità rappresenta un valore imprescindibile, collegato alla qualificazione di chi opera sul campo. A livello legislativo e regolatorio, notiamo poi uno scarso riconoscimento del valore dei Servizi: le criticità di un codice degli appalti molto “lavori-centrico” hanno lasciato spazio, e continuano a lasciarlo, a pratiche di dumping da noi sempre denunciate.

Si assiste ancora all’inquinamento del mercato per via delle gare al massimo ribasso, per via di una committenza ancora troppo frammentata. 

Abbiamo sempre perorato, a livello nazionale ed europeo, la necessità di inserire il criterio del miglior valore a quello del massimo ribasso, mettendo a disposizione il nostro know how per realizzare appalti giusti.

La ”Best Value Guide”, elaborata insieme alle associazioni di settore europee, si sostanzia in vere e proprie linee guida che le stazioni appaltanti – pubbliche o private – possono far proprie con l’obiettivo di selezionare le imprese che rispondono a criteri di legalità e qualità, scongiurando così le gare al massimo ribasso e la concorrenza sleale, fenomeni che minano un settore economico di grande importanza in Italia, coinvolgendo i cittadini in ogni momento della vita sociale e lavorativa.

Occorre alzare l’asticella del valore, poiché il ribasso influisce immediatamente sul costo del lavoro: e questo non è ammissibile per una tipologia di Servizi (vedi il cleaning) labour intensive e con una platea di collaboratori prettamente femminile (sino al 70% sul totale dei lavoratori).

Ruotano intorno al facility 2,5 milioni di addetti e questo offre la misura dell’immenso valore sociale che il Settore detiene e deve poter conservare, se non incrementare. Il variegato universo dei Servizi rappresenta, dunque, l’ossatura economica del Paese. 

Con la Pandemia ancora in corso, i Servizi hanno l’onere di sostenere la ripartenza dell’Italia, bisognosa di cura delle persone e degli spazi come mai accaduto in precedenza. Il tema della sanificazione è un chiaro esempio di questa nuova necessità.

Procedura delicata da intendere come vero e proprio presidio sanitario, da eseguire in maniera professionale e continuativa sino a quando il Covid continuerà a minacciare lavoratori, imprese, famiglie, soggetti fragili e non.

Abbiamo fornito al Governo la nostra piena collaborazione alla sanificazione del Paese, che ha uno stock non residenziale pari a due miliardi di metri quadri e che necessita di circa 2,5 miliardi di euro per la sanificazione. Vogliamo essere il pungolo per le istituzioni, luogo di elaborazione di proposte e di salvaguardia delle imprese che garantiscono lavoro.

Abbiamo e continuiamo a proporre una legge quadro sui Servizi rimasta solo in bozza, ma che si fa sempre più attuale e necessaria con il passare del tempo. Ancor più importante realizzare un grande cantiere dei Servizi sfruttando le possibilità dei fondi europei.

Nel contesto del Recovery Fund occorre un progetto per i Servizi, per la cura del Paese che possa poggiare sulle professionalità del mondo dei servizi, bacino di occupazione fondamentale, ago della bilancia sotto il profilo della giustizia sociale.

Per rendere la nostra proposta efficace si dovranno rivedere le regole degli appalti, cogliendo la specificità e la complessità dei Servizi se si vuole tutelare un settore che contribuisce al prodotto interno lordo in maniera sempre più significativa.

E agganciandosi al trend mondiale di servizi esternalizzati, contrariamente a quanto accaduto in Italia dove una corsa ideologica all’internalizzazione rischia di tradursi in un grave problema economico per gli operatori del mercato, e con gravi lacune in termini qualitativi.

Intervento di Lorenzo Mattioli, Vicepresidente Fondo ASIM e Presidente ANIP-Confindustria

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