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Colpo di frusta: sintomi e rimedi dopo un incidente

Una donna all'interno di un'auto si tocca il collo con espressione dolorante dopo un colpo di frusta causato da un incidente stradale.

In ambito medico, e nel panorama dell’infortunistica stradale e lavorativa, il cosiddetto “colpo di frusta” rappresenta una delle lesioni più rilevanti per incidenza e impatto socio-economico

Questo trauma è definito come un meccanismo di trasferimento di energia al rachide cervicale dovuto a un’improvvisa accelerazione o decelerazione

Tecnicamente, l’infortunio si manifesta attraverso un movimento coordinato di iperestensione seguito da una iperflessione (o viceversa), che sollecita oltre i limiti fisiologici le strutture muscolo-tendinee, i dischi intervertebrali, i legamenti e le radici nervose

Semplificando al massimo, il colpo di frusta si verifica quando si compie un movimento molto brusco e improvviso del collo, che viene “spinto” in avanti con forza per poi “tornare indietro” come, appunto, una frusta. 

Le cause più comuni del colpo di frusta

L’insorgenza del trauma è strettamente correlata a sollecitazioni cinetiche brusche, riscontrabili prevalentemente nei tamponamenti automobilistici, sia posteriori che laterali. 

Tuttavia, è frequente anche in infortuni sportivi (specialmente negli sport di contatto), cadute accidentali o episodi di violenza fisica

La gravità del danno non dipende solo dall’entità dell’impatto, ma è influenzata in modo determinante da fattori preventivi e biometrici.

In un incidente automobilistico, ad esempio, intervengono i seguenti fattori:

  • l’efficacia della cintura di sicurezza
  • il corretto posizionamento del poggiatesta;
  • la massa muscolare del collo del soggetto. 

Una valutazione di queste variabili fisiche permette di anticipare la severità del quadro clinico, rendendo necessaria l’adozione di una classificazione standardizzata per definire il percorso di cura.

Classificazione della gravità (Grado QTF)

Il protocollo clinico internazionale si avvale della classificazione della Quebec Task Force (QTF) per inquadrare i disturbi associati al colpo di frusta, definiti come Whiplash Associated Disorders (WAD)

Questo sistema suddivide il trauma in quattro gradi di severità crescente:

  • Grado I: il paziente riferisce dolore cervicale, rigidità o sensibilità, in assenza di segni clinici fisici rilevabili obiettivamente;
  • Grado II: manifestazioni cervicali accompagnate da segni muscolo-scheletrici, quali la riduzione del ROM (Range of Motion) e la presenza di dolorabilità localizzata alla palpazione;
  • Grado III: segni clinici di deficit neurologici, inclusa l’alterazione dei riflessi osteotendinei (ROT), debolezza muscolare o deficit sensitivi (frequentemente correlati alle radici C5, C6 e C7);
  • Grado IV: quadro clinico di massima gravità caratterizzato da fratture o lussazioni vertebrali.

A ogni grado della scala QTF corrisponde un quadro sintomatologico specifico che l’assistito deve monitorare con estrema attenzione per orientare le successive fasi diagnostiche.

Quali sono i sintomi del colpo di frusta?

La manifestazione clinica del colpo di frusta è spesso caratterizzata da un fenomeno di latenza, in cui i sintomi non compaiono immediatamente dopo l’evento, ma si palesano tipicamente tra le 24 e le 48 ore successive.

I sintomi tipici, che consentono di riconoscere la natura dell’infortunio, sono i seguenti:

  • manifestazioni fisiche: si osserva frequentemente cervicalgia, rigidità nucale, cefalea tensiva o post-traumatica e dolore irradiato alle spalle, alle braccia o alla zona lombare;
  • sintomi neurologici e sensoriali: il quadro può includere vertigini, tinnito (acufeni), disturbi della vista (visione offuscata), parestesie (formicolii) e, in rari casi, disfagia (difficoltà nella deglutizione);
  • sintomi secondari e sistemici: possono insorgere disturbi del sonno, irritabilità, astenia e deficit di concentrazione o memoria.

La persistenza o l’aggravarsi di tali manifestazioni rende indispensabile l’avvio di un percorso diagnostico rigoroso per escludere complicanze a lungo termine.

Come si esegue la diagnosi?

Per giungere a una diagnosi accurata sono necessari, in genere, una serie di esami che il medico può prescrivere al paziente, tra cui i seguenti:

  • Esame obiettivo e neurologico: Il medico valuta la mobilità delle articolazioni e controlla il funzionamento delle radici nervose attraverso test specifici di riflessi e forza muscolare:
    • Radice C5: si valutano il riflesso bicipitale e la forza del muscolo deltoide;
    • Radice C6: si esaminano il riflesso brachioradiale e la capacità di estendere il polso;
    • Radice C7: si testano il riflesso tricipitale e la flessione del polso.
  • Diagnostica per immagini: la radiografia (RX) è il primo presidio per escludere fratture, sebbene risulti spesso insufficiente per visualizzare le lesioni ai tessuti molli (muscoli, legamenti, dischi). In caso di sospetti clinici più gravi, si ricorre alla risonanza magnetica (RM) o alla TAC, capaci di fornire dettagli strutturali superiori.
  • Approfondimenti funzionali: l’elettromiografia (EMG) può essere indicata per studiare la funzionalità dei nervi periferici in presenza di deficit neurologici persistenti.

Una diagnosi accurata e tempestiva rappresenta il presupposto fondamentale per l’applicazione dei rimedi terapeutici più efficaci e mirati.

Rimedi e trattamenti efficaci per il colpo di frusta

L’approccio terapeutico contemporaneo ha superato la pratica dell’immobilizzazione prolungata a favore di una gestione riabilitativa attiva.

Nella fase acuta, è raccomandato l’uso della crioterapia (ghiaccio) nelle prime 24 ore, associato a una terapia farmacologica a base di FANS (antinfiammatori non steroidei) e miorilassanti per la gestione del dolore e degli spasmi.

Il passaggio dal riposo all’esercizio attivo e allo stretching dolce è cruciale per accelerare il recupero funzionale. In questa fase, risultano essenziali e determinanti dei programmi personalizzati di fisioterapia.

L’uso del collare cervicale è attualmente limitato a casi specifici e per tempi brevi; un’immobilizzazione eccessiva è controindicata poiché può favorire l’atrofia muscolare e rallentare la guarigione.

Quanto tempo ci vuole per guarire?

Mentre il decorso tipico prevede una risoluzione dei sintomi entro poche settimane o mesi, in alcuni casi si può verificare una cronicizzazione del dolore

Tra i fattori di rischio clinici troviamo: 

  • le dimensioni ridotte del canale spinale
  • la morfologia della colonna; 
  • la presenza di alterazioni degenerative preesistenti;
  • l’eventuale perdita di coscienza transitoria durante l’impatto.

Altre variabili critiche includono l’età avanzata, il sesso femminile e l’intensità iniziale del dolore

Anche gli aspetti psicologici, come le aspettative di recupero e i fattori legati alle procedure di indennizzo, esercitano un ruolo non trascurabile sull’esito a distanza

Consigli pratici per la vita quotidiana durante il recupero

Per garantire un recupero ottimale e prevenire la cronicizzazione della sintomatologia, l’assistito deve adottare comportamenti proattivi e monitorare l’evoluzione del quadro clinico.

In particolare, si raccomanda:

  • ripresa delle attività: è vivamente incoraggiato il ritorno precoce alle normali abitudini, al lavoro e agli hobby, anche in presenza di un lieve fastidio, poiché l’attività favorisce il mantenimento del tono muscolare e della mobilità;
  • igiene posturale: è fondamentale evitare posture statiche e prolungate, alternando momenti di movimento a brevi pause durante le attività lavorative o domestiche;
  • segnali di allerta: è obbligatorio consultare d’urgenza il medico qualora si manifestino “clumsy hands” – una condizione di goffaggine o mancanza di coordinazione nelle mani, che si può notare ad esempio nella difficoltà nell’eseguire gesti fini come allacciare bottoni o chiudere zip -, debolezza improvvisa agli arti, disturbi della vescica o dell’intestino, o alterazioni dell’equilibrio.

L’impegno individuale nel seguire rigorosamente il percorso di cura è l’elemento decisivo per assicurare una completa guarigione e minimizzare il rischio di esiti invalidanti a lungo termine.

Domande Frequenti (FAQ)

1. Cos’è esattamente il colpo di frusta?

Il colpo di frusta è una lesione del collo causata da un movimento brusco di accelerazione e decelerazione che proietta il capo in avanti e all’indietro. Questo meccanismo può irritare o danneggiare i muscoli, i legamenti, i dischi e i tendini della zona cervicale.

2. Quanto tempo occorre per guarire?

La maggior parte delle persone recupera completamente entro poche settimane o al massimo due o tre mesi. Tuttavia, in alcuni casi i sintomi possono persistere per diversi mesi; la rapidità del recupero dipende spesso dalla precocità del ritorno all’attività fisica.

3. È utile indossare un collare cervicale?

L’uso del collare o di sostegni fissi non è raccomandato per periodi prolungati, poiché l’immobilizzazione può rallentare la guarigione e indebolire i muscoli. Le ricerche attuali indicano che la mobilizzazione precoce e attiva è più efficace del riposo per ridurre il dolore.

4. Perché il dolore compare spesso dopo uno o due giorni dall’incidente?

È comune che i sintomi di dolore e rigidità si manifestino con un ritardo di 24-48 ore rispetto al trauma. Questa comparsa tardiva è generalmente un segno positivo, indicante che non vi sono danni gravi immediati alle ossa o ai nervi della colonna.

5. Quando è necessario rivolgersi urgentemente al medico?

È fondamentale consultare un medico se si manifestano perdita di conoscenza, disturbi della vista, gravi difficoltà di equilibrio o debolezza e formicolio alle braccia. Altri segnali d’allarme includono forti mal di testa o cambiamenti improvvisi nelle funzioni vescicali e intestinali.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.
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