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Il fenomeno della mobilità sanitaria e il ruolo dell’assistenza sanitaria integrativa

Il fenomeno della mobilità sanitaria e il ruolo dell’assistenza sanitaria integrativa

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano garantisce l’assistenza ai cittadini presso le strutture sanitarie della propria Regione di residenza. Tuttavia, la normativa riconosce al cittadino il diritto di ricevere prestazioni sanitarie a carico del SSN anche in strutture pubbliche e private accreditate situate in altre Regioni rispetto a quella di residenza. 

Questa “portabilità” del diritto alla tutela della salute dà origine al fenomeno della mobilità sanitaria interregionale.

La mobilità sanitaria è un fenomeno cruciale che va ben oltre il mero spostamento di pazienti. Riveste infatti enormi implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche. Evidenzia profonde disparità nel diritto alla tutela della salute e rappresenta un segnale di allarme che impone interventi urgenti per riequilibrare i diritti delle persone. 

È considerata una componente economica importante da governare, ma anche una componente umana ed etica significativa.

Tipi di mobilità sanitaria

Il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale si distingue principalmente in due tipologie:

  • Mobilità attiva: identifica l’indice di attrazione di una Regione, ossia le prestazioni sanitarie erogate a favore di cittadini residenti in altre Regioni. Economicamente, rappresenta una voce di credito per la Regione che eroga la prestazione.
  • Mobilità passiva: esprime l’indice di fuga da una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini residenti in una Regione diversa dalla propria. Economicamente, costituisce una voce di debito per la Regione di residenza del paziente.

Dal punto di vista economico, il saldo di ciascuna Regione è determinato dalla differenza tra crediti e debiti derivanti dalla mobilità attiva e passiva.

AGENAS, però, utilizza una differente categorizzazione per la definizione della metodologia di calcolo della mobilità sanitaria ovvero:

  • Mobilità apparente: è costituita dai ricoveri effettuati nella regione di domicilio del paziente, quando quest’ultima non coincide con la regione di residenza.
  • Mobilità casuale: è relativa ai ricoveri effettuati in urgenza.
  • Mobilità effettiva: è quella determinata dalla scelta del cittadino/paziente.

I dati sulla mobilità sanitaria

I dati pubblicati dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) evidenziano che, nel corso del 2024, la mobilità sanitaria ospedaliera ha registrato 675.879 ricoveri, per un valore economico complessivo pari a circa 2,95 miliardi di euro a carico dei bilanci regionali. 

L’Indice di Fuga (IF) medio nazionale è salito all’8,72%, segnando il valore più elevato dell’ultimo quinquennio.

Grafici sull’andamento di volumi, spesa e indice di fuga della mobilità sanitaria dal 2019 al 2024

All’interno della mobilità effettiva (2,38 miliardi di euro), oltre due terzi della spesa (il 69,23%) sono assorbiti da strutture private accreditate, per un controvalore di 1,65 miliardi di euro, a fronte del 30,77% delle strutture pubbliche.

Il peso dell’alta complessità

I ricoveri per DRG ad alta complessità, pur rappresentando solo il 20,43% dei volumi, assorbono il 53,36% della spesa per mobilità passiva effettiva (pari a 1.269,96 milioni di euro). 

Grafici 2024 su volumi di ricovero e spesa della mobilità sanitaria passiva per DRG e tipo di struttura

La quota di spesa riservata all’alta intensità clinica è cresciuta costantemente rispetto agli anni precedenti (era il 37,8% nel 2019), confermando una progressiva migrazione verso centri specialistici extraregionali per patologie complesse.

La specialistica ambulatoriale

Sul fronte delle cure extra-ospedaliere, nel 2024 la specialistica ambulatoriale ha registrato 19,7 milioni di prestazioni in mobilità passiva, per una spesa complessiva di 650 milioni di euro. 

Grafici sull’andamento di volumi, costi e indice di fuga della mobilità sanitaria ambulatoriale dal 2021 al 2024

Le voci con il maggior impatto economico sono le prestazioni terapeutiche (215 milioni di euro) e diagnostiche (201 milioni di euro), mentre la componente numericamente più consistente riguarda le analisi di laboratorio (circa i due terzi dei volumi complessivi).

Grafico dei costi della mobilità sanitaria ambulatoriale per categoria FA-RE di secondo livello

Polarizzazione territoriale e saldi regionali

L’impatto economico della mobilità interregionale evidenzia una netta asimmetria tra le diverse aree del Paese:

  • Regioni con i saldi attivi più consistenti: Lombardia (+385,7 milioni di euro), Emilia-Romagna (+419,2 milioni di euro) e Veneto (+111,8 milioni di euro) consolidano la propria posizione di poli attrattivi nazionali, assorbendo congiuntamente il 58% dei ricavi da mobilità attiva.
  • Regioni con i disavanzi più marcati: i saldi negativi più gravosi si concentrano nel Mezzogiorno: Campania (-210,5 milioni di euro), Calabria (-193,9 milioni di euro), Sicilia (-138,2 milioni di euro) e Puglia (-131,8 milioni di euro) [p. 6, 36, 37]. A queste si aggiunge la Liguria nel Centro-Nord (-73,3 milioni di euro).
  • Indici di fuga più elevati: a livello percentuale rispetto al proprio fabbisogno interno, le fughe più marcate per i ricoveri ordinari si registrano in Molise (39,80%) e Basilicata (33,53%), a fronte di un valore medio nazionale dell’11,04%.

Mobilità di confine e mobilità a lungo raggio

L’analisi geografica della distanza evidenzia una differenza qualitativa del fenomeno migratorio:

  • nelle Regioni settentrionali, l’84,98% della spesa e l’83,83% dei volumi avvengono tra Regioni confinanti (fisiologica mobilità di prossimità, con picchi in Veneto al 93,3% ed Emilia-Romagna al 90,1%);
  • nelle Regioni meridionali, il 72,74% dei volumi e il 73,84% della spesa (745,9 milioni di euro) riguardano spostamenti verso Regioni non confinanti. Per la Sicilia e per la Puglia la mobilità non di confine rappresenta rispettivamente il 97,60% e l’88,11% del totale, delineando flussi migratori a lungo raggio diretti verso le strutture del Centro-Nord.
Grafico 2024 sulla distribuzione della spesa per mobilità sanitaria di confine tra Nord, Centro e Sud

Determinanti cliniche e liste d’attesa

Tra i fattori alla base della mobilità sanitaria figurano la concentrazione dell’offerta specialistica e i tempi di attesa al ricovero. I dati documentano che la percentuale di rispetto dei tempi massimi di attesa è sensibilmente superiore per i pazienti che si ricoverano fuori Regione rispetto a quanti rimangono nel territorio di residenza: 

  • in Piemonte il tasso di rispetto sale dal 62,70% interno al 91,05% in fuga; 
  • in Friuli-Venezia Giulia dal 64,94% al 93,88%; 
  • in Toscana dal 73,59% all’86,96%.
Tabella 2024 con percentuali di rispetto dei tempi di attesa al ricovero per regione e tipologia di DRG

Sotto il profilo clinico, la prima causa assoluta di ricovero in mobilità sul territorio nazionale è rappresentata dall’MDC (Malattie e disturbi del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo): genera 180,6 mila ricoveri e una spesa di 994,93 milioni di euro. In questo ambito, l’80,7% delle prestazioni in mobilità viene erogato da strutture private accreditate. 

Seguono le patologie dell’apparato cardiocircolatorio (316,5 milioni di euro) e del sistema nervoso (202,2 milioni di euro).

Tabella 2024 con volumi, costi e percentuale di mobilità sanitaria accettabile suddivisi per MDC

Il ruolo della sanità integrativa

Nell’ambito del fenomeno della mobilità sanitaria si inserisce anche la sanità integrativa, che rappresenta il cosiddetto secondo pilastro socio-sanitario e unisce le esigenze dei pazienti con la necessità di razionalizzazione della spesa del Servizio Sanitario Nazionale. 

Perché è importante la sanità integrativa per contrastare la mobilità interregionale? 

Volendo sintetizzare, potremmo dire che grazie a un buon piano di assistenza sanitaria integrativa si può accedere a cure mediche e diagnostiche in tempi rapidi, evitando quindi le liste d’attesa sempre più lunghe, a costi sostenibili se non gratuitamente. 

Poter usufruire di prestazioni sanitarie tramite un fondo di assistenza sanitaria integrativa, come Fondo ASIM, consentirebbe al cittadino/paziente di individuare, tra le strutture convenzionate, quella più adeguata alla proprie esigenze e, possibilmente, più vicina al comune di residenza o di effettuazione della prestazione lavorativa. 

In questo modo, si avrebbe: 

  • una riduzione delle prestazioni erogate da ospedali e strutture pubbliche, con conseguente possibilità di razionalizzare le spese e le liste di attesa migliorandone l’efficacia;
  • minor disagio per il cittadino, che potrà curarsi senza doversi spostare in un’altra regione e senza attendere le lungaggini delle liste d’attesa;
  • mantenimento sul territorio delle risorse finanziarie destinate dal SSN alle regioni di pertinenza da utilizzare per i potenziamenti strutturali dei centri sanitari.

La sanità pubblica e la sanità integrativa dovrebbero quindi collaborare, creando un tavolo comune per migliorare, con il contributo del tessuto imprenditoriale nazionale, dei sindacati, delle associazioni di categoria e dei medici di base, l’erogazione di servizi sanitari ai cittadini italiani senza gravare sui conti, già disastrati, del SSN.

I dati del Fondo ASIM sulla mobilità sanitaria

La dinamica della mobilità sanitaria trova riscontro diretto nei dati monitorati dal sistema di business intelligence del Fondo ASIM. 

L’indagine sui flussi di spesa relativi al periodo ottobre 2025 – settembre 2026 evidenzia che, su un volume complessivo di 30.217 prestazioni rimborsabili (tra ticket del SSN, visite specialistiche e accertamenti diagnostici), 1.048 sono state fruite in Regioni diverse da quella di residenza dell’iscritto, determinando una quota di migrazione sanitaria media pari al 3,47% (34,7 per mille).

L’incidenza del fenomeno presenta una marcata asimmetria territoriale lungo la penisola:

  • Nord-Ovest: 221 prestazioni su 9.047 (24,4 ‰);
  • Nord-Est: 197 prestazioni su 5.710 (34,5 ‰);
  • Centro: 233 prestazioni su 8.860 (26,3 ‰);
  • Sud: 282 prestazioni su 4.063 (69,4 ‰);
  • Isole: 115 prestazioni su 2.537 (45,3 ‰).

Il divario tra le macro-aree è netto: tra i lavoratori residenti nelle Regioni del Sud, la propensione a effettuare prestazioni sanitarie fuori regione raggiunge il 69,4 per mille, un valore quasi triplo rispetto a quello registrato nel Nord-Ovest (24,4 per mille) e nel Centro (26,3 per mille).

Questo dato assume una valenza sociale rilevante se rapportato alla composizione della platea degli iscritti al Fondo ASIM, costituita per circa il 90% da operai del settore multiservizi e pulizie. In questa fascia di lavoratori, l’esigenza di spostarsi per ricevere assistenza sanitaria comporta costi indiretti (trasporti, vitto, alloggio e giornate lavorative perse da parte di familiari e accompagnatori) che incidono in misura proporzionalmente più gravosa sul bilancio familiare.

In un simile contesto, l’azione del Fondo agisce su due direttrici:

  1. Sostegno economico diretto: mediante il rimborso integrale dei ticket sanitari corrisposti al Servizio Sanitario Nazionale, garantendo all’iscritto la gratuità delle cure anche nei casi di mobilità ospedaliera o specialistica pubblica.
  2. Radicamento territoriale dell’offerta: attraverso la capillarità delle strutture convenzionate, accessibili previa autorizzazione tramite il Portale LEO, che consente al lavoratore di ricevere prestazioni specialistiche in tempi rapidi vicino al proprio domicilio, riducendo la necessità di ricorrere a costosi spostamenti extraregionali per prestazioni gestibili a livello locale.

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.
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